«La gente ha la memoria corta. Contestare Galliani al Milan è come contestare la Madonna. Per me resta il dirigente più bravo in Italia»(Carlo Ancelotti).

carlo-ancelottiCarletto, quando afferma una cosa del genere, dovrebbe anche motivare. Cioè, dovrebbe spiegare ai suoi ex tifosi che lo hanno tanto amato — da calciatore, da allenatore un po’ meno — le precise ragioni per le quali Galliani non dovrebbe essere messo in discussione. Perché l’amicizia è un bellissimo sentimento, ma la frase è impegnativa; e se è comprensibile visti i rapporti fra lui e Adrianone, che sono strettamente personali e sui quali non mi permetto di obbiettare, lo è assai meno per ciò che Adrianone fa o non fa per il mio Milan, la mia squadra. Insomma, quand’è che dovrebbe essere messo in discussione un dirigente sportivo responsabile della parte sportiva, secondo Carletto? Mai, evidentemente. Tralasciamo la discutibile figura di Galliani in tutti i trent’anni di gestione berlusconiana, sulla quale avrei personalmente parecchio da ridire, e soffermiamoci soltanto sugli ultimi anni: uno scudetto, una supercoppa italiana e… stop. Il resto è composto da sparizioni premature dalle zone alte della classifica già da dicembre, assenza dalle coppe europee, bilanci perennemente in rosso, debiti alle stelle, calo vertiginoso di interesse e di abbonamenti da parte di una larghissima fetta del tifo. In qualsiasi azienda, sportiva e non, una figura del livello di Adriano Galliani, ottenendo dei risultati simili ai suoi, sarebbe saltata da tempo come un tappo di spumante a Capodanno. Ma Adrianone sta sempre lì, ben saldo al suo posto. E, come se non bastasse, a metterlo in discussione si fa peccato, secondo Carletto e non solo.

Allora facciamo un giochino elementare, visto che Carletto sostiene che la gente ha la memoria corta: si citino un attaccante, un centrocampista, un difensore di successo scoperti dall’intuito di Adriano Galliani in persona in questi ultimi trent’anni. Tre giocatori. Una media di uno per decade, non chiedo tanto dopotutto. Attenzione, non parlo di top players già sulla bocca di tutti ottenuti grazie ai soldi di Silvietto: il miglior dirigente del mondo, responsabile del mercato, colui che non può essere messo in discussione altrimenti e come bestemmiare, deve avere fatto sicuramente qualcosa di più che sperperare quattrini altrui nella sua lunga carriera. Perché a comprare campioni strapagandoli, sono capaci tutti. Proviamo quindi ad allungare un po’ la nostra corta memoria, chissà che non ci venga in mente qualche altro nome oltre a quelli di Laursen, Traorè, Taiwo, Oliveira e roba simile. Io ci ho provato, con scarsissimi risultati.