sinisaRicordo Sinisa da giocatore: era una gran testa di cazzo. Ma nel senso buono. Nel senso che era uno di quei calciatori che se  gioca nella tua squadra lo adori e se non ci gioca lo travolgeresti con l’auto (e ci ripasseresti sopra due o tre volte). Un po’ come il suo amico del cuore Mancini  i due sono per certi versi molto simili, anche se Sinisa non è il piangina fighetto che è invece il Mancio. Il Sinisa capo allenatore ha alternato buone stagioni ad altre deludenti: esonerato a Bologna nel suo anno d’esordio, ma assunto a stagione in corso quindi con tutte le attenuanti del caso; dimessosi a Catania dopo un obbiettivo salvezza brillantemente raggiunto; esonerato a Firenze  nel suo secondo anno dopo averne disputato un primo così così; dimessosi dalla guida della sua Serbia dopo avere fallito l’obbiettivo qualificazione ai Mondiali; dimessosi dalla Samp dopo avere ottenuto al primo anno un dodicesimo posto e al secondo un brillantissimo settimo. Una prima fase di carriera a fasi alterne, come dicevo. Un tecnico poco costoso, ex interista quindi facilmente esonerabile agli occhi dei tifosi (molto più di un Donadoni, per intenderci); il perfetto parafulmine, insomma, profilo ideale per il Milan attuale.

Sinisa Mihajlovic è arrivato al Milan fra lo scetticismo dei più e la freddezza dei vertici rossoneri. A detta di chi sostiene di saperne, giunto come ripiego dopo i tentativi infruttuosi per Conte e Carletto (secondo me due balle vergognose in entrambi i casi: siamo stati vicini a quei due come io lo sono stato a Michelle Hunziker). La fama di duro non lo ha abbandonato neanche nella sua seconda carriera, sebbene invecchiando egli sia diventato molto più diplomatico e malleabile, per lo meno all’apparenza. E’ stata proprio questa fama l’unico motivo di cauta fiducia che il suo arrivo ha portato nell’ambiente, visto che la gestione precedente aveva lasciato, oltre che una montagna di macerie, anche la sensazione che la rosa fosse composta da senza palle bizzosi, bisognosi di molto bastone e poca carota. Non poteva essere certo il suo gioco, essenziale e poco spettacolare, a scatenare gli entusiasmi del tifo milanista.  E men che meno poteva farlo il suo passato interista, anche se non ho mai compreso la definizione di “vecchio cuore neroazzurro” che in molti di noi sono soliti affibbiargli, visto che da quelli là Sinisa ci ha giocato a fine carriera per poche partite e ci ha fatto il vice allenatore per qualche anno; sì, forse le incaute dichiarazioni risalenti a qualche tempo fa hanno indispettito qualcuno (“non potrei mai allenare il Milan”), ma soltanto gli stupidi non cambiano idea, e Sinisa avrà certamente mille difetti, ma altrettanto certamente non quello della stupidità.

Sinisa Mihajlovic al Milan sta facendo bene. Sebbene ci sia ancora qualcuno che si ostina a negarlo, questo è un fatto oggettivo. Dopo una partenza da brivido, culminata con la disfatta casalinga contro il Napoli, il serbo ha trovato l’assetto giusto, fatto delle scelte chiare, conquistato la fiducia della squadra o di gran parte di essa. E’ evidentissimo, basta seguire le partite del Milan con una certa frequenza per rendersene conto. Ha recuperato giocatori che sembravano perduti come Honda, Alex, Niang, Abate e Montolivo, lanciato coraggiosamente un giovanissimo e talentuoso portiere come Donnarumma, richiesto insistentemente e poi schierato un promettente difensore come Romagnoli, arginato la valanga di gol che negli ultimi anni era solita insaccarsi dolorosamente nella nostra rete. Insomma, Sinisa ha, come si suol dire, la situazione in pugno. Gli hanno messo in mano una squadra da sesto-ottavo posto, mediocre, povera di talento e di alternative ai titolari, lui si trova al sesto posto e a pochi punti dal quinto. Chi sostiene che ci abbia messo una vita a trovare la quadra non ha mai fatto parte di una squadra sportiva, neanche di minigolf. La realtà non è playstation, in troppi hanno passato una montagna di ore a giocarci con quell’infernale marchingegno, e si sono fumati una parte di cervello confondendo le due cose: quattro mesi ripartendo dalle macerie con parecchi giocatori nuovi e giovani, sono un lasso di tempo normale. Ora, in vista di una partita molto complicata da cui usciremo probabilmente con le ossa rotte, la dirigenza sta tentando di alzare l’asticella parlando di obbiettivo terzo posto, all’apparenza per caricare la squadra ma in realtà, giacché Sinisa non sembra ghiotto di uova strapazzate, per garantirsi comodi pretesti in futuro. A questo si aggiungono gli endorsement a giocatori zucconi, irritanti e palesemente svogliati come Balotelli, guarda caso platealmente — ancorché non ufficialmente — mandati a quel paese dal tecnico al termine dell’ultima partita. Adrianone, non azzardarti a riprovare il giochetto che mettesti in atto con Clarenzio. Ti teniamo d’occhio.