capolistaDue interisti che conosco appena, ieri mattina mi hanno aggredito. Verbalmente, s’intende. Mi attendevano al varco: sapendo che sono milanista, hanno aspettato che assestassi il primo morso alla brioche per cominciare a punzecchiarmi. Loro punzecchiare me… assurdo in un mondo normale, ma perfettamente in linea con le abitudini della loro strana specie. “Allora? Con quella squadraccia ci siete addosso, che culo, rigore per il Toro, giocate da schifo…”, cose così. Odio parlare di calcio al bar, in particolar modo mentre sto facendo colazione; in genere cerco di evitare insomma, ma quando due interisti ti vogliono mettere in mezzo a tutti i costi non hai via di scampo. Comunque all’interno del locale si è creato un po’ di casino, quei due erano veramente incazzati. Paradossalmente più con me che con lo juventino con cui, fino a pochi secondi prima che io entrassi, stavano discorrendo civilmente della partita di domenica. Ce l’avevano più con me probabilmente perché, forse per vendicarmi per il fatto che mi stavano rompendo le scatole durante la colazione, a bocca piena rispondevo alle loro provocazioni borbottando il mantra: “Fate cagare, ma dove volevate andare?” Che, devo ammettere, può essere irritante. Per evitare che il barista ci cacciasse fuori a pedate, alla fine ho dovuto convenire davanti agli attoniti clienti — molti dei quali totalmente disinteressati all’argomento — che: Mancini è un grande allenatore; il cosiddetto derby d’Italia è terminato con quel nefasto risultato anche per colpa dell’arbitro; l’Inter ha creato millemila occasioni e la Juve soltanto tre, e che la differenza l’hanno fatta un po’ d’imprecisione neroazzurra e, soprattutto, molto culo bianconero. Per essere certo di placare completamente gli animi ho fatto loro omaggio anche di un bel “c’era il rigore sull’uscita di Donnarumma” senza che c’entrasse niente, né che mi fosse richiesto. Non per vigliaccheria, credetemi, ma l’alternativa sarebbe stata far volare le sedie; non mi sembrava il caso per un motivo del genere.

Stasera, in casa contro l’Alessandria, semifinale di ritorno di Coppa Italia, all’andata finì 1 a 0 per noi. Siamo a un passo dalla finale, che verosimilmente ci giocheremo contro i gobbi a meno di improbabili rimonte dei pur fortissimi cugini (l’ho scritto per blandire ulteriormente quei due di cui parlavo prima, caso mai leggessero). E’ vero, abbiamo avuto un cammino clamorosamente agevolato dai suicidi altrui, ma chi se ne frega, l’occasione di agguantare un titulo dopo anni è ghiotta. Siamo estremamente inferiori rispetto alla Juventus, ma mettiamo il caso che nella partita secca si verifichi il principale luogo comune riguardante le partite secche. Luogo comune che, per scaramanzia, non riporto.