Con la scontata sconfitta in finale di Coppa Italia si è finalmente conclusa questa ennesima, disastrosa stagione. Che, è bene ricordarlo, sarebbe stata tale anche nell’improbabile caso di vittoria. Dico che è bene ricordarlo perché si è tentato da varie parti di trasformare la prestazione non terrificante di sabato scorso in qualcosa di diverso; del tipo: ah, se avessimo giocato così per tutta la stagione, ah, la mano di Brocchi, ah, da qui ripartiamo, ah, la tauromachia… Non l’ho vista la partita di sabato scorso, mi ci sono tenuto scientemente alla larga. Ebbene sì, mentre sugli spalti dell’Olimpico una folta rappresentanza di Screwdrivers faceva un tifo sfrenato per il Milan, s’incazzava, soffriva, limonava e quant’altro, il sottoscritto se ne stava a ingozzarsi da qualche parte fregandosene altamente dei destini della (poco) ambita Coppa Italia 2015/16. Un tifosotto se ce n’è uno insomma, e per giunta crapulone.

Stagione conclusa, dicevo. Si può già quindi trarre qualche conclusione. Per esempio che poteva essere una stagione migliore se il Mago dell’Edilnord non avesse voluto come il suo solito irrompere in ambiti di cui non ne sa mezza. Sia chiaro, non tanto migliore, dalle rape non si può certo estrarre del sangue, ma con il 4-4-2 e con Sinisa alla guida la squadra aveva trovato un suo assetto, un suo equilibrio; e un’unione d’intenti sulla quale torneremo poi. Non si era raggiunto un gioco continuo, fluido, gradevole, ma un gioco. L’unico che una rosa dal talento medio mediocre potesse proporre per ottenere qualche punticino, per di più evitando di prendere sonore imbarcate contro le squadre più forti. Ma lui, il Mago dell’Edilnord, questo non poteva accettarlo, perché lui ama il bel giuoco. Approfittando di un naturale appannamento della squadra dovuto anche a qualche infortunio importante, egli ha fatto ciò che aveva in mente da diverso tempo, esonerando un tecnico che gli stava sulle palle e inserendo il solito “milanista dentro”   da dare in pasto al tifo sempre più incazzato sperando di blandirlo, ma dimostrando una volta di più quanto la sua mente stia vagando in un mondo fatato interamente creato dalla sua fantasia. L’incolpevole Brocchi, per colpa sua, del Mago, si sta beccando più insulti del secchione che segnava i cattivi alla lavagna alle elementari (questa non so come mi sia venuta in mente, lo giuro); le dichiarazioni pubbliche dell’allenatore sono spesso imbarazzanti, affermare per esempio che “il presidente non vedeva un Milan così aggressivo e voglioso da tempo” è vagamente da leccaculo oltre che falso; tuttavia è evidente che egli, come altri prima di lui, si sia trovato in mezzo a un ginepraio da cui sarebbe impossibile per chiunque districarsi.

Tornando sull’unione di intenti: Abbiati, non un fenomeno ma uno dei pochi portieri decenti dell’era berlusca, nonché uno dei pochissimi in rosa a sapere che cosa significhi vincere qualche titolo, dopo l’annunciato ritiro ha rilasciato qualche dichiarazione pesante. Si è, in pratica, estratto qualche macigno dalle scarpe.

Ci sono stati quattro o cinque elementi che non hanno fatto quanto gli veniva chiesto. E non parlo di errori tecnici. Il fatto è che se ce n’è solo uno lo controlli e lo isoli, ma cinque sono tanti ed è tutto molto più complicato. Se chiudo gli occhi e ripenso al Milan fino al 2011, vedo un’altra squadra, sotto tutti i profili. Io ragiono secondo certi valori che mi hanno trasmesso Albertini, Costacurta e Maldini. In carriera sono stato multato solo una volta, per un ritardo. Mi ero addormentato. Non sto dicendo che a quell’epoca vivessimo in clausura, ma quando ci allenavamo andavamo a mille all’ora. Se si perde male, a me non viene nemmeno in mente di farmi vedere all’Hollywood. Ormai ero arrivato a un punto in cui il lunedì mattina avevo ansia quando uscivo di casa. Per come andava la squadra mi vergognavo a uscire, anche se la mia coscienza era pulita.  La decisione definitiva è arrivata dopo il Bologna: avevo fatto il pieno. Vi faccio un esempio emblematico: quando Bacca fu sostituito col Carpi e lasciò il campo senza aspettare la fine e senza salutare chi entrava, nello spogliatoio lo ribaltai. Ebbene, mi sono girato e non c’è stato nessuno che mi abbia supportato. Evidentemente certe cose o non si hanno dentro, o proprio non interessano. Ai miei tempi Gattuso avrebbe tirato fuori il coltello“.

ABBIATIOra, da queste parole tutt’altro che criptiche sorgono spontanee le seguenti domande: dov’era il grande capitano dal contratto nuovo fiammante mentre Christian stava giustamente stuprando Bacca, girandosi nel contempo a destra e sinistra nella vana ricerca di qualcuno che lo appoggiasse?  Probabilmente a osservare con sguardo assente, in vestaglia piumata, comodamente seduto a gambe incrociate a laccarsi le unghie. Inoltre: chi sono i cinque fancazzisti di cui ha parlato Abbiati? Si dia inizio alle congetture: io opterei per l’evergreen Balotelli, poi a seguire Boateng, Menez e Mexes. Sul quinto devo dire di trovarmi un po’ in difficoltà, ma butto lì un poco convinto Niang.

Poi vabbe’, stendiamo un velo pietoso su quel “non vedo un Milan senza Berlusconi”. E’ comprensibile detto da lui, ma sperare che resti proprio l’artefice del bordello di cui ha appena finito di lamentarsi beh, suona maluccio. Stona un po’, diciamo.