Milan-Udinese l’ho vista come nessun vero tifoso dovrebbe: in differita chiacchierando, twittando, facendo zapping. Crollando miseramente come talvolta mi accade durante alcuni Gran Premi di Formula Uno, col rivolo di bava che scende copioso lungo il lato del  mento (immagine orrenda lo so, sono consapevole che il mio fascino subirà inevitabili contraccolpi). Qualcosa ho visto, e ovviamente quel qualcosa non mi è piaciuto, al di là della sconfitta peraltro immeritata: il gioco che qualcuno stava cominciando a definire migliorato ha fatto tre o quattro passi indietro, Sosa è sembrato mediocre come un po’ tutti avevamo ampiamente previsto (bella traversa però), capitan Montolivo è stato il solito zombie inconcludente e dannoso, Abate il solito quattrocentista che ha sbagliato sport, Bonaventura è sembrato essersi ben calato nella mediocrità generale, lui che mediocre non è affatto.

E poi c’è l’allenatore — e qui si alza un brusio, giacché l’attesa di conoscere la mia opinione in merito dev’essere stata snervante: Montella non è l’allenatore dei  miei sogni, l’ho già scritto varie volte. Non mi piacciono gli allenatori  che antepongono l’estetica alla fase difensiva, e lui in carriera è sempre stato un tecnico di questo tipo. Se disponi di talento in rosa (e qualche volta a Vincenzo è accaduto), col bel gioco e la scarsa attenzione agli equilibri difensivi riceverai sempre grandi complimenti dai giornalisti e da quei furboni degli allenatori avversari, ma nel campionato italiano al massimo potrai arrivare quarto, o terzo se ti andrà di culo. Non vincerai mai una ceppa, detto brutalmente. Auspico per Montella una crescita sotto questo aspetto, spero per lui — e per noi — che capisca  in fretta di dover fare scelte importanti, anche contro il suo credo tattico. Per arrivarci dovrà lavorare molto anche su se stesso, tentare cose, provare uomini, sbagliare, sbagliare e sbagliare ancora. Perché il suo compito è arduo, vista la robaccia su cui deve lavorare (e che  non ha scelto lui, checché ne dicano i lecchini di regime). Ecco, io penso che si debba attendere ancora un po’ prima di sparargli addosso la solita merda. Poi sì, le sostituzioni in ritardo, Abate anziché “Dani Alves” Calabria eccetera eccetera, tutte cose dette e stradette migliaia di volte su ogni singolo allenatore sedutosi sulla nostra panca  negli ultimi dieci anni; tutto giusto e lecito per carità, chi vuole si accomodi pure. Io però mi chiamo fuori.

Ignoro quando sia scoppiata la storia degli ex interisti in società. Me ne sono accorto soltanto quando ormai le proteste e i mugugni erano diventati virali. Ne sono rimasto sorpreso, devo dire, non mi aspettavo francamente una cosa del genere. Mi sembra tutto molto assurdo: fino a poco, pochissimo tempo fa una maggioranza bulgara del popolo milanista stava esultando per il cambio di proprietà e si stava auspicando ardentemente un rapido cambio di dirigenza, nonché l’allontanamento di personaggi che con i loro metodi e le loro amicizie consolidate nei decenni non erano più in grado di consentire la competitività che si ritiene il Milan meriti. Improvvisamente questa ritrovata coesione  si è frantumata ancora, e i tifosi hanno trovato il modo di spaccarsi nuovamente. Ma su che cosa è avvenuta questa spaccatura? Qual è il fassonenuovo pretesto che hanno trovato i cacciaviti per azzuffarsi verbalmente, visto che Galliani e Berlusconi sono ormai passati di moda? Incredibile ma vero: si tratta del  passato interista di Fassone, futuro direttore generale scelto dai cinesi, e di quello di Mirabelli, futuro direttore sportivo scelto da Fassone stesso. Ora, a parte il fatto che si sta discutendo di una società che ancora praticamente non esiste e non ha nulla di definito, mi domando come diavolo si faccia a collocare quel tipo di professionisti in una tifoseria piuttosto che in un’altra. Quale cazzo di criterio usano questi paladini della purezza milanista? Scelgono l’ultima squadra per la quale questi dirigenti hanno lavorato? Allora sì, Fassone e Mirabelli sono interisti. Si preferisce prendere in esame la prima? Allora no, Fassone diventa juventino e Mirabelli, udite udite, tifoso del famigerato San Calogero, compagine notoriamente odiata in tutta la Penisola. Ma si può?

Sulla questione hanno detto la loro anche due mostri sacri, due leggende milaniste.  Demetrio Albertini ha sganciato un tweet, lapidario maalbertini chiaramente critico nei confronti dei futuri dirigenti, un “io non sono interista” che ha gettato ulteriore benzina sul fuoco della polemica di cui sopra. Un commento che, nel momento in cui scrivo, lui non si è degnato di spiegare o rettificare; un silenzio questo che, essendo  Demetrio sicuramente al corrente delle reazioni che questo tweet ha provocato, suona  come una conferma di ciò che sembrava all’inizio. Alessandro Costacurta, interpellato sul commento dell’ex compagno di tante battaglie, ha rincarato la dose tuonando dal pulpito di Sky che Albertini aveva ragione e, per quanto riguarda lui, nessuno si dovrà azzardare a contattarlo!

Non sono in grado di spiegarmi le motivazioni che possano avere spinto i due grandi ex a utilizzare questo pretesto — che loro stessi sanno perfettamente essere di una stupidità assoluta — per spargere palta  sulla futura dirigenza. Proprio non ci riesco. Che si siano offerti e come risposta abbiano ricevuto il classico e umiliante “le faremo sapere”? Che siano stati loro proposti ruoli non ritenuti abbastanza prestigiosi? In ogni caso avrebbero torto marcio: i grandi ex milanisti sono tanti, non possono pretendere di far parte in massa del Milan che verrà, si dovrà necessariamente dare tempo alla nuova società di pensare a chi scegliere; quanto a ruoli prestigiosi beh, non mi pare che le stanze dei bottoni della avversarie siano invase da ex campioni.  Lo stesso Del Piero, che si è concesso un po’ d’ironia sulla vicenda proponendo Zanetti come dirigente rossonero, la Juve la sta vedendo col binocolo, e in giacca e cravatta  in sede al posto suo ci va ogni giorno Pavel Nedved, un ex laziale. Comunque sia, qualsiasi siano state le motivazioni di Billy e Demetrio una cosa è certa, le loro uscite sono state inopportune. Estremamente. Puzzano di rosicata da un chilometro di distanza.