Ricordo i giorni successivi al match Milan-Sassuolo. Moviole, dibattiti televisivi, editoriali, interviste  al presidente Squinzi, ai giocatori, all’allenatore Di Francesco, ai magazzinieri, ai giardinieri, a chiunque capitasse a tiro di taccuini e microfoni, purché  sassolese e disposto a piangere. Questi sono i giorni successivi a un errore clamoroso commesso dall’arbitro Banti ai nostri danni, e non vola una mosca. D’altronde è sempre così: quando a essere avvantaggiato è il Milan si parla di arbitri, in caso contrario si parla della partita; le proteste degli altri, a partire da quelle della Juventus fino al Crotone, sono sempre legittime, le nostre sempre comodi alibi. Da anni il comportamento mediatico nei nostri confronti va in questa direzione, chi nega questa verità fa parte di quella casta mediatica oppure è cieco e sordo. Un tempo anche io esortavo a trascurare l’operato arbitrale, per lo meno per quanto concerne il caso in cui fosse il Milan a essere svantaggiato, ma appunto, un tempo. Eravamo forti, allora, ritenevo non avesse senso piagnucolare come dei bauscia qualsiasi; avevamo i mezzi per rimediare a ogni traversia, noi, anche a quelle generate dalle sviste altrui. Adesso che forti non siamo più da anni, e non abbiamo più una società che ci tuteli — o che almeno abbozzi un timido tentativo di farlo —, protestare, incazzarci, sottolineare determinati errori, è un dovere. Per quanto poco possa contare, se non alziamo la voce noi  — noi inteso come cacciaviti nel senso più ampio — la cosiddetta informazione non lo fa di certo; per forza poi in molti, anche  fra i milanisti,  sono convinti che il bilancio rossonero dei favori arbitrali sia in attivo: se di una vicenda non si parla, essa sparisce nel nulla, non è mai accaduta.

La società è inesistente, dicevo, ma non da adesso. Il mercato invernale si è appena concluso nel consueto stile del Condor, ma in questa occasione non gliene voglio: sinceramente nessuno, anche il più capace dei dirigenti, avrebbe potuto fare di più in una situazione come la nostra, quella in cui c’è un proprietario uscente che non mette soldi e un proprietario entrante che non intende metterne in mano per il mercato a quello uscente. Figuriamoci che cosa avrebbe potuto fare un dirigente incapace come Adrianone. I risultati, scontati, sono stati  Ocampos (del quale non si può non appezzare la dolce metà) e Deulofeu, che sono da decifrare sul campo ma che comunque faranno la fine di Pasalic, ovvero verranno rispediti al mittente, e poi Storari, che già conosciamo e che, oltre a essere insignificante, è pure lui di passaggio.

Per concludere, due righe su Gigio. Pare che qualche tifoso lo abbia criticato in seguito a qualche errore — vero o presunto — commesso ultimamente; ovviamente qualche normale mugugno (di cui ho trovato peraltro soltanto qualche pallida traccia) è stato ingigantito dai media e trasformato grossomodo in “i tifosi del Milan ce l’hanno con Donnarumma”. Musica per le orecchie di Mino Raiola, il quale, fingendosi offeso, ha già fatto sapere che sta guardandosi intorno, lasciando altresì intendere che se la proprietà entrante non lo soddisferà saranno cazzi amari. Urge società decente.