Mentre scrivo, da pochi minuti è terminata la finale di Champions League 2018. Il Real Madrid ha vinto il suo terzo trofeo consecutivo, il quarto in cinque anni e il tredicesimo complessivo dopo aver battuto per 3-1 il Liverpool. Tra gli inglesi si è distinto in maniera particolarmente negativa Loris Karius, portiere tedesco che si è contraddistinto per due megapapere e che non starà certo passando una buona serata. Non ci sono più i balletti di Dudek, eh? Come dice qualcuno: il Signore dà, il Signore toglie.

Zinedine Zidane ha eguagliato il record di Bob Paisley e di Carlo Ancelotti con tre Champions League/Coppe dei Campioni vinte da allenatore. Questo fa di lui sicuramente un grande allenatore, al quale una futura esperienza in un’altra squadra potrà dare o meno una dimensione eccellente, poiché il Real Madrid è, oggettivamente, fortissimo, anche se abbiamo visto che c’è chi riesce a fare male anche con squadre di altissimo livello (vedi Rafa Benitez proprio col Real pre-Zidane).

Noi, nel nostro piccolo, pensiamo ad altro – ad esempio, alla punizione che arriverà dalla UEFA, che al momento non credo ci permetta di programmare l’estate e di stare sereni, nonostante le rassicurazioni dell’amministratore delegato del Milan. Farà la differenza sapere se potremo giocare l’Europa League, se avremo limitazioni riguardanti la rosa o il monte ingaggi. Trascorse queste settimane di attesa, sarà bello iniziare finalmente a trattare di quel calcio un poco parolaio dei mesi estivi, con quelle formazioni immaginarie e quelle suggestioni di mercato che un poco ci fanno sognare, ma talvolta tremare. Onestamente, almeno a livello psicologico, sembra di rivivere gli anni del “non entra nessuno se non esce nessuno”, e un poco invidio le squadre a cui vengono già associati vari colpi, mentre noi siamo in una sorta di limbo.

Stare fermi mentre gli altri corrono non è certo ciò che ci serve: Juventus e Napoli ci sono lontani anni luce, e i campani hanno ingaggiato Ancelotti per la panchina. La Roma ci è superiore, mentre l’Inter, qualificatasi all’ultimo per la prossima Champions League, ora avrà spazi di manovra per rinforzarsi (e De Vrij è davvero un ottimo ingaggio). Potrebbe essere altresì che il Milan reale non sia quello montelliano, ma quello di Gattuso, che, nel bene e nel male, ha conquistato molti punti, alla pari delle migliori della Serie A. Se ciò fosse vero, si ripartirebbe da una buona base – e io penso che il Milan abbia una buona base da cui ripartire.

Mi concentro solo sull’Italia, perché in Europa, come abbiamo visto pure stasera, ci sono squadre che sono stratosfericamente distanti dal Milan a livello tecnico e finanziario. La traversata è lunga, amici rossoneri, teniamo le dita incrociate e facciamo uso della nostra pazienza.