Non pareva vero ai nostri amiconi della stampa, l’occasione della probabile esclusione dall’Europa era ghiottissima. Intere settimane a pubblicare articoli su articoli riguardanti il fuggi fuggi generale imminente in casa rossonera. Proprio così, veniva scritto: fuggi fuggi generale. Leggendo, mi immaginavo scene raccapriccianti come se ne vedevano soltanto al cinema negli anni settanta-ottanta, quando il genere catastrofico spopolava alla grande. I giocatori più gettonati per questo fuggi fuggi, ovviamente, erano e sono tuttora quelli più forti. Eccetto Donnarumma che, pare, non se lo caghi più nessuno,  almeno così sostiene la nostra amicona Gazza nell’edizione odierna, la quale non riesce a spiegarsi il perché di questa inversione di tendenza rispetto allo scorso anno e perché Mino Raiola, meno combattivo del consueto, si sia rifugiato in una prudente “melina”.  Io e molti altri cacciaviti un’ipotesi ce l’avremmo, bastava chiedere: che sia perché lo scorso anno senza rinnovo — come da strategia di Raiola — il ragazzo fosse un affarone per tutti (tranne che per il Milan) mentre ora, che costa un fottio e ha dimostrato di commettere ancora diverse sciocchezze di gioventù, non lo sia più?

Dicevo del fuggi fuggi generale. Ieri, improvvisamente, senza che nessuno dei nostri amiconi sempre informatissimi sui cazzi nostri l’avesse preannunciato, è giunto l’annuncio del rinnovo di Alessio Romagnoli col Milan fino al 2022. Pare che questo rinnovo fosse già stato deciso da parecchio tempo dalle parti, da ben prima che, secondo i media, la Juventus e centinaia di altre squadre avessero ormai messo le mani sul giocatore, per cifre che variavano dai 20 milioni ai 30 (guarda caso, quando dobbiamo comprare noi non si scende mai sotto i 70-80 milioni, i nostri invece costano sempre due eurini).

Ci sono più motivi di soddisfazione per questa operazione. Quelli principali: il ragazzo è sempre stato forte —  mi bullo di averlo sempre sostenuto, anche quando molti di noi sostenevano fosse un mezzo bidone — e il bello è che migliora di anno in anno; inoltre Alessio ha dimostrato attaccamento alla maglia in un momento non particolarmente fortunato della società: questo per me è estremamente importante e fa di lui un serio candidato alla fascia di capitano in futuro. C’è un motivo  secondario, ma non per questo meno soddisfacente: la dimostrazione, e non è la prima, che il novanta per cento delle sparate mediatiche sul Milan è un ammasso di bugie. Di quante altre prove abbiamo bisogno per rilassarci, piantarla di piagnucolare e goderci i prossimi mondiali tifando Portogallo?