La trasferta di Siviglia di domani (ore 21) e la partita casalinga contro i gobbi di domenica (ore 20 e 30) sono importantissime e arrivano in un momento particolare. Psicologicamente stiamo benone, veniamo da tre vittorie consecutive di cui due afferrate per i capelli allo scadere e una vinta  3 a 2 in rimonta dopo un micidiale 1 a 2. Benché i tre avversari non fossero delle invincibili armate, certe vittorie alimentano entusiasmo, stimolano i giocatori ed esaltano i tifosi. Certe vittorie non cancellano i problemi tecnici — che nel nostro caso sono ancora tanti — ma iniettano benzina nel motore, è innegabile. Per contro, c’è una situazione fisica decisamente preoccupante, con l’infermeria piena e diversi giocatori acciaccati. Questo invece è un danno, per il motore; magari per una o due partite ti va bene, ma a lungo andare, specie contro gli squadroni tipo la Juve che potrebbero tranquillamente legnarti anche se fossi a pieno organico, le possibilità di uscirne indenne ti si riducono ulteriormente. Il Betis invece è abbordabile, un Milan corsaro malgrado le assenze me lo aspetto. Anzi, lo pretendo.

Mentre attendiamo con una certa inquietudine queste prossime due gare, qualche vocina di mercato sta tenendo occupato il tempo libero di noi cacciaviti. Inutile perdersi in altri preamboli, vado subito al sodo: Ibra sì, Wenger assolutamente no.

Perché Ibra sì, malgrado l’età e la mia abituale idiosincrasia per le minestre riscaldate. Innanzi tutto perché ne avremo bisogno: è evidente che il modulo più efficace con questi uomini sia quello a due punte e, come il recente guaio di Higuain insegna, in caso d’infortunio ci troveremmo in guai seri. Inoltre lo svedese, malgrado non possa essere più quello di qualche anno fa, dispone di talento superiore e di una dote di cui nostro malgrado la rosa difetta, ossia la fisicità. E poi c’è il fattore rimpianto: l’improvvisa, ambigua, assurda cessione al PSG che dette di fatto il la al lungo dominio gobbo, pochi di noi l’hanno veramente digerita. Benché siano trascorsi così tanti anni, quell’amarezza è ancora palpabile, la si percepisce chiaramente ogni volta che esce una notizia che lo riguarda o ci s’imbatte in un filmato di qualche sua prodezza. Un ritorno di Zlatan Ibraimovic non cicatrizzerebbe del tutto quella ferita, ma le darebbe parecchio sollievo. E se qualcuno avesse ancora qualche dubbio, lo invito a leggere questa rivelazione  tratta dalla nuova autobiografia dello svedese. Come si fa a non amarlo, a non rivolerlo in rossonero anche se fosse soltanto per pochi mesi?

Perché Wenger no. Ha settant’anni, non mi piaceva anche a cinquanta e l’ho sempre considerato un sopravvalutato. Ma credo sia una bufala, per fortuna.