Il calcio è una delle cose più divertenti del Creato. Se la gioca con altri sport (a scelta, dipende dai gusti di ognuno), le scorribande a Rimini e Milano Marittima con gli amici (secoli fa), il Risiko, sempre con gli amici (noi amavamo anche Star Quest, ma è roba di nicchia) e molto altro, principalmente da fascia protetta. Ma talvolta il calcio piazza qualche chicca che gli facilita la fuga e lo fa vincere per distacco. No, non sto alludendo all’eliminazione gobba per merito del Lione, questi eventi fanno sempre godere  ma ormai ci siamo avvezzi. Mi riferisco all’ingaggio di Pirlo quale allenatore della Juventus dopo l’esonero di Sarri. E’ stato qualcosa di clamoroso, di inaspettato. Almeno per me. Dopo nemmeno una settimana da Mister dell’Under 23 bianconera — da imbattuto, bisogna dargliene atto — il nostro  ex centrocampista (oddio, almeno così mi pare di ricordare, anche se alla maggior parte dei media sportivi sembra non risultare) spicca un salto alla Bubka e atterra sulla panca al momento più prestigiosa d’Italia — anche se all’estero continuano a ostinarsi a considerare tale quella di uno sconosciuto A.C. Milan, va’ a capire.

Ti vogliamo così!

Ciò che è stato scritto in questi giorni sul nuovo allenatore juventino ha fluttuato fra il divertente e il vomitevole: grande giocatore (verissimo), grande uomo (ehm), grande allenatore (sulla fiducia) e grande intuizione di Agnelli. Nonché, aggiungo io, grande amico di quest’ultimo. Attestati di stima si sono sprecati da più parti. La Gazza e Sky hanno raggiunto livelli di leccaculismo mai visti prima (si fa per dire): la prima ha titolato a caratteri cubitali un fantastico Pirlolandia, che ovviamente avremo cura di modificare adeguatamente a tempo debito in caso di auspicabile disfatta; la seconda, così mi è stato detto, oltre alle consuete leccatine sparse qua e là è riuscita nell’impresa di mettere in primo piano l’assunzione di un allenatore senza uno straccio di curriculum a danno di un ottavo di finale di Champions League come Barcellona-Napoli. La ciliegina gliel’ha piazzata Renzo Ulivieri, presidente AIAC, lo stesso che in passato aveva piantato casini inauditi per le panchine da lui giudicate premature di Mancini e Seedorf: “Pirlo è già un top!”. E prima che qualcuno obbietti, no, purtroppo non si è trattato di una battutaccia pungente tipicamente toscana.

In ogni caso quella di Agnelli è una mossa azzardata che più azzardata non si può: certi esperimenti hanno avuto poco successo in passato, per lo meno in Italia, più precisamente in casa nostra. Non per fare l’uccellaccio del malaugurio, per carità, non potrei mai nei confronti di uno che scrive: Se ti chiedono se è vero che avevi praticamente firmato per il Madrid, devi rispondere nascondendoti dietro a frasi fatte e finte, già sentite, recitare uno scialbo copione studiato da uffici stampa privi di guizzo e di talento: “Non è vero, sto bene al Milan.” Ma vaffanculo”. Peccato sia finita così, al Real ci sarei andato di corsa. Ha più fascino, più futuro, più appeal, più tutto, incute timore agli avversari a prescindere.

Bisogna anche ammettere che all’estero certi azzardi si sono tramutati in enormi successi (Zidane al Real, Guardiola al Barça).  Non so come andrà. Come sempre e come ovunque dipenderà molto dagli uomini che Pirlo avrà a disposizione; l’esperimento potrà funzionare come tradursi in un totale disastro. Ovviamente spero che Mister Penna (chi ha letto la sua sussiegosa autoagiografia capirà) fallisca miseramente, come merita. Sarebbe tutto molto bello: due piccioni con una fava.