Dopo quasi dieci anni il campionato di serie A cambia padrone. Avrei preferito  qualcun altro, sinceramente, ma un nome diverso rispetto a quello precedente nell’albo d’oro è comunque un aspetto positivo. Quel misero punticino in più conquistato a una manciata di minuti dalla fine con cui i cugini ci estromisero dalla Champions due anni fa,  ha probabilmente permesso loro di trionfare al posto nostro. Un punto che garantisca la partecipazione alla Champions League fa tutta la differenza del mondo, nel calcio del popolo di Ceferin e della UEFA. Una volta mi ci congratulavo pubblicamente con i campioni d’Italia, ora evito accuratamente. Qualcuno potrebbe dire che è dovuto al fatto che, non vincendo da anni, ora rosico maggiormente rispetto a una volta: non è così, rosico esattamente come prima, cioè molto.  La verità è che non mi congratulo più perché, chiunque avesse vinto, le congratulazioni di un milanista non se le sarebbe meritate. Ho assistito a troppi sgarbi nei confronti del Milan da parte di tanti in questi anni per possedere ancora la voglia di complimentarmi con gli avversari. Quest’anno poi, specialmente nel periodo in cui il Milan era meritatamente al primo posto, fra attacchi mediatici pilotati e insinuazioni sul numero di rigori concessici (che c’erano), si è toccato il fondo. E raggiunto l’apice del mio disgusto.

Ciò non toglie che lo scudetto dell’Inter sia ampiamente meritato. Per lo meno dai giocatori e dal loro tecnico: giocare gratis — e vincere — non è da tutti. Scherzi a parte, non so esattamente quale sia la situazione finanziaria dell’Inter e manco mi interessa. So benissimo che a parti invertite la nostra situazione finanziaria terrebbe occupato h24 il web neroazzurro e non soltanto, come so che se degli scriteriati assembramenti tipo quelli di ieri fossero stati formati da altri — e sarebbe certamente accaduto in caso di vittoria di qualsiasi squadra — sarebbero stati giudicati con la consueta spocchiosa aria di millantata superiorità dai cugini; ma che volete, preferisco ancora  parlare del campo verde, anche se ammetto che oggigiorno è sempre più difficile.

Sul campo l’Inter è stata grande: ha retto brillantemente nel periodo in cui aveva qualche problema di assestamento e successivamente ha superato ogni ostacolo quando è stato il momento di imprimere una forte accelerata alla propria stagione. Impeccabile come sempre la conduzione tecnica di Conte: antipatico, rissoso, polemico, costoso, uno che sulla nostra panca non vorrei mai, ma uno che il suo mestiere lo sa fare molto bene, da fuoriclasse. Sono stati pure fortunati, i cugini: nel momento topico, i giocatori più importanti non hanno avuto nemmeno un raffreddore, mentre lo stesso non si può dire delle avversarie, soprattutto di noi.  C’è chi sostiene che l’eliminazione da tutte le coppe internazionali li abbia  favoriti e concordo. Non concordo con chi storce il naso sul gioco espresso dai neo campioni d’Italia. Il loro gioco può piacere oppure no, ma se sui gusti estetici in generale è ozioso discutere, sul calcio lo è ancor di più: dire di non gradire un certo tipo di calcio è più che legittimo, ma chi parla di catenaccio e di autobus davanti alla porta, o vuole fare il fighetto o non capisce una beata mazza di pallone. Il calcio non è ginnastica artistica o tuffi, dove una giuria decide la graduatoria in base a precisi parametri tecnici ed estetici, nel calcio è tutto molto più semplice: chi prende pochi gol e ne fa tanti, vince. La contrapposizione giochisti-risultatisti mi annoia, perché non ha ragione di esistere: una bella difesa collettiva a cui fanno seguito rapidi e frequenti ribaltamenti di fronte micidiali, è un gioco estremamente più bello a vedersi  rispetto a uno sterile e prolungato possesso palla. Viceversa, un catenaccio con rilanci alla spera in Dio fa schifo, mentre un tiki taka versione Barcellona di Guardiola è una gioia per gli occhi.  E’ tutto molto elementare. La differenza la fanno sempre i giocatori, le loro caratteristiche e la capacità del tecnico di sfruttarle, non la fa un tipo di gioco piuttosto che un altro. L’Inter ha giocato bene, pochi cazzi.

Comprendo la delusione, intendiamoci. Nessuno li trova insopportabili quanto me — è un modo di dire, so benissimo di essere in buona compagnia.  Ma non sarà certamente denigrando ingiustamente le meritate vittorie altrui che torneremo grandi.