Un pareggio in casa dei gobbi, anche di questi gobbi un po’ male in arnese, non è da buttare; tuttavia un pochino di rammarico c’è. Per lo meno da parte mia, non posso negarlo. Beninteso, la Juventus non ha rubato nulla, nel primo tempo ha avuto più occasioni di un Milan impacciato e distratto meritando di concluderlo in vantaggio, mentre nel secondo è stata messa sotto in casa propria come una provinciale qualsiasi. E’ vero che il Milan si è complicato la vita da solo nei primissimi minuti a causa di una sciocchezza di Hernandez, e fare poi i fighi in campo aperto è sempre più facile, inoltre nel finale Szczesny ha evitato la sconfitta compiendo un vero miracolo su Kalulu, ma quando due squadre si aggiudicano un tempo per uno, sia come punteggio sia come gioco, è giusto affermare che un pareggio è il risultato più giusto. La mia punta di rammarico nasce dall’orrenda partenza (la seconda consecutiva in una gara importante), dalla convinzione che quest’anno il Milan sia più forte di questa Juve bisognosa di ricostruirsi sia tecnicamente sia finanziariamente, e dal sospetto, fortissimo, che con Ibra o Giroud là davanti i tre punti sarebbero stati nostri.

A proposito di questo, benché non mi piacciano particolarmente le lagne, specie quelle ripetitive da social, e sebbene sarebbe sempre saggio evitare di insegnare il mestiere a chi svolge professioni sulle quali si è profondamente ignoranti, bisogna ammettere che avere un’infermeria già così piena dopo cinque gare non rientra esattamente nella normalità, tenuto conto che lo scorso anno è avvenuta la stessa cosa e che non mi pare sia avvenuto e avvenga lo stesso presso le altre squadre. Alla sfiga ci credo, come tutti anche se non tutti lo ammettono, ma ci credo fino a un certo punto.

Torniamo alla gara, per la precisione sui singoli. Sarò breve, per quanto possibile.

Tomori a 28 milioni è stato un autentico furto; Tonali è un signor giocatore, e qualcosa aveva fatto intravedere anche lo scorso anno benché fosse in evidente rodaggio: coloro che lo definivano frettolosamente ‘pacco’ dovrebbero correre a nascondersi; Maignan è una sicurezza: probabilmente siamo passati dall’avere il miglior portiere della serie A ad avere il miglior portiere della serie A; Kalulu meriterebbe più spazio, ma sono certo che gliene verrà concesso; Diaz è forte, il prossimo anno sarà fortissimo e l’anno dopo, ahinoi, ce lo porteranno via; Rebic è un pazzo lunatico che per alcuni tratti delle gare fa più confusione che altro, è vero, ma con noi ha segnato 23 reti in 57 partite, distribuendo anche numerosi assist: un rendimento enorme; Pioli sta svolgendo un grande lavoro, ma ieri la formazione iniziale non l’ho capita: chissà perché, ma ogni tanto il nostro allenatore s’inventa qualcosa di strano, tipo Meitè trequartista.

Due parole a parte per i due che, per ragioni differenti, stanno vivendo un calo di gradimento presso noi tifosi.

Theo fa incazzare, lo ammetto. Ieri sera lo avrei preso a badilate per quel raccapricciante colpo di testa che avrebbe potuto costarci molto caro e che probabilmente ci è costato due punti. Inoltre di queste sciocchezze di tanto in tanto ne aveva già commesse, so che ne commetterà altre ancora per almeno un anno o due e forse continuerà a commetterne fino a fine carriera. Ma uno così me lo tengo stretto, strettissimo. Rammento a tutti qualche nome, così, senza ulteriori commenti: Taiwo, Vilà, Antonini, Antonelli, Rodriguez.

Kessiè (il soprannome è ufficialmente abolito, per il momento) ha giocato ancora una volta maluccio. Può darsi che questo evidente calo di rendimento sia dovuto ai postumi del recente infortunio o alla stanchezza per l’iperattività degli ultimi mesi. Personalmente penso però che il tira e molla con la società per questo complicato rinnovo contrattuale abbia un peso dominante sulle sue grigie prestazioni (che l’ivoriano abbia parecchia confusione in testa lo certificano le incaute dichiarazioni rilasciate durante le Olimpiadi). Sull’argomento ecco invece le parole di Maldini: “Se ultimamente ho parlato più con Jürgen Klopp o con l’agente di Kessié? Con Klopp. Le cose vanno raccontate: è un anno e mezzo che parliamo con l’agente di Kessié, ci sono state tante occasioni e ce ne saranno altre.” Con buona pace di coloro che ancora si sbevazzano la storiella di una dirigenza distratta che si accorge dei rinnovi contrattuali soltanto a un anno dalla scadenza.