Forse la serata di ieri resterà soltanto una bella parentesi in mezzo a una competizione deludente, per lo meno dal punto di vista dei risultati (ipotesi più probabile), o forse sarà l’inizio di qualcosa di esaltante, per il momento è difficile dirlo. Il Porto, battendo l’Atletico nel prossimo turno, si assicurerebbe il passaggio agli ottavi anche qualora noi dovessimo battere il Liverpool, questa è l’unica certezza. Per tutte le altre possibili combinazioni sarebbe necessario andarsi a intrufolare fa le pieghe del regolamento e prodursi in calcoli aritmetici in questo momento prematuri. Per cui, meglio lasciare stare e godersi quanto è accaduto.

Non è poco quel che è accaduto, in effetti. La squadra, una delle più giovani d’Europa — è sempre bene ricordarlo perché è un dettaglio importante —, è andata a fare la partita in uno stadio difficilissimo, contro un avversario ostico, manesco, che gioca un brutto calcio però redditizio; un avversario molto, ma molto più avvezzo alle insidie di questa competizione.  A parte qualche fisiologica pausa di marca spagnola, il dominio del campo da parte del Milan è stato impressionante; il peggiore dei nostri ha comunque giocato bene, e questo spiega un po’ tutto. Se poi vogliamo dirla tutta, senza l’incapacità conclamata di Çakır la classifica ora direbbe, nella peggiore delle ipotesi, Milan e Porto punti 5, Atletico Madrid punti 2. Ecco, questo, nonostante la grande soddisfazione di ieri sera, lascia un retrogusto amarissimo in bocca, inutile negarlo.

Il Tata, protagonista in negativo della sconfitta di Firenze, si è esibito in un intervento straordinario in avvio di gara (fuorigioco o no, lui non poteva saperlo), e nel complesso mi ha dato una sorprendente sensazione di sicurezza; i due centrali difensivi hanno annullato gli spauracchi madrileni Suarez e Griezmann; Kessiè dominante (è un  po’ da pirletti pretendere che la società lo spedisca in tribuna, diciamo la verità); Tonali un pochino sotto al compagno di reparto, ma sempre ad alti livelli; Diaz in netta ripresa, riaverlo al meglio sarà importantissimo per il prosieguo della stagione; Messias goleador: spero che continui così e metta fine alla tiritera della ‘bella storia da raccontare’, che era commovente all’inizio ma ora ha francamente frantumato gli zebedei;  bene Kalulu e il fischiatissimo Theo (non ho capito perché: ex merengue? Boh, chi se ne frega).

Se proprio vogliamo cercare il pelo nell’uovo, diciamo che Giroud è stato un po’ in ombra. Ammonito ingiustamente nei primi minuti e servito male dai compagni, si è scontrato spesso con Giménez, un provocatore di professione, ed è poi inciampato nell’infortunio muscolare che lo ha costretto all’uscita. Poco male per la prestazione, può capitare in quel ruolo e in quel contesto, molto male per l’infortunio. Speriamo in un’assenza breve, poiché spremere troppo  nonno Ibra potrebbe diventare molto pericoloso.

Sempre per la serie ‘il pelo nell’uovo’, Krunic e Saelemaekers sono stati un po’ carenti nelle giocate dal punto di vista qualitativo, e non è una novità, ma chi non comprende l’importanza di due elementi del genere nella gara di ieri, e in generale in un contesto di squadra, di calcio capisce veramente poco.

Pioli l’ha preparata perfettamente e ha effettuato quattro sostituzioni in contemporanea, una più azzeccata dell’altra. Un colpo da maestro. Ricordo ancora quando diversi anni fa mi azzuffavo su un altro blog con un tizio  che lo voleva al Milan al posto di Allegri, che in quel periodo mi ero intestardito a difendere a spada tratta. Probabilmente, in quel Milan da basso impero e con quella proprietà ormai menefreghista, Pioli avrebbe fallito, anche se non si può mai sapere nel calcio. Di sicuro, ora come ora, non farei a  cambio con Allegri per tutto l’oro del mondo.