Tenterò di essere più imparziale e sereno possibile analizzando questa partita, poiché ritengo ce ne sia un grandissimo bisogno dopo il controverso finale di ieri sera. Comprendo i tentativi napolisti — e interisti — di vedere anche ciò che non è esistito per giustificare l’episodio incriminato,  fa parte del tifo, anche se mi sarebbe piaciuta un pochino di onestà intellettuale in più di fronte a un’evidenza del genere. Comprendo molto meno certi tifosi milanisti quando asseriscono che, siccome il Milan avrebbe giocato male meritando così di perdere, non si dovrebbero commentare i torti arbitrali ricevuti. Ma tant’è, il mondo è bello perché è vario.

A ogni modo ecco la mia analisi, imparziale e serena come promesso.

Innanzi tutto mettiamo un po’ d’ordine: è vero che il Milan ha giocato male, mentre è una balla mostruosa che abbia meritato di perdere. Sono due aspetti, questi, specialmente in uno sport come il calcio, che molto spesso non viaggiano a braccetto. Si può vincere o pareggiare anche non giocando bene nel calcio, ce lo sta dimostrando per esempio la Juventus da qualche giornata a questa parte. Le statistiche della partita parlano chiaro: sostanziale equilibrio nel possesso palla, nei tiri in porta, nei calci d’angolo. E se proprio vogliamo dirla tutta, pur giocando male, forse peggio del Napoli, le occasioni migliori le ha avute il Milan: tiri di Florenzi e Messias e colpo di testa di Ibra a pochissimi centimetri dai pali, miracolo di Ospina su tiro ravvicinato di Ibra e frittatona di VAR e arbitro Massa  al novantesimo, contro un gol su calcio piazzato e una ciabattata alle stelle da buona posizione di Pignatone. Che cosa direbbe un tifoso intellettualmente onesto, ancorché napolista o interista? Direbbe che il VAR e l’arbitro Massa hanno preso un colossale abbaglio e che un pari sarebbe stato il risultato più giusto, ecco che cosa direbbe. Se esistesse.

Non è il primo colossale abbaglio che colpisce l’arbitro Massa nei finali di partita dirigendo il Milan: il mio rancore — e ho notato non solo il mio — per quel rigore concesso anni fa al novantasettesimo alla Juventus per un inesistente fallo di mano in area di De Sciglio, è ancora molto vivo. Dopo l’annullamento di ieri sera, a parti invertite avremmo udito le grida di sdegno di De Laurentiis per almeno il prossimo decennio; fosse accaduta una roba identica in Inter-Napoli a favore degli ospiti avremmo un Paese devastato dalle alluvioni  prodotte dalle lacrime di Inzaghi e Marotta, con i media pronti a fare loro il più possibile cassa di risonanza. E’ accaduto al Milan, tutto tace o quasi, compreso il Milan stesso per via del famoso stile.

Ora occorre rialzarsi, ma sarà complicatissimo. Devo ammetterlo, non ho buone sensazioni. Anche il più cieco ottimista di noi si è ormai reso conto che qualcosa non va, e da diverso tempo. Infortuni a raffica, alcuni grotteschi, altri incomprensibili, sia per la loro natura sia per la durata delle assenze che essi comportano. Eventi di gioco che se hanno una seppur minima possibilità di andare storti, immancabilmente ci vanno. Poi gli episodi tipo quello sopra citato (mi secca stilare i dossier e non lo farò, ma ricordiamo tutti le sviste arbitrali nazionali e internazionali che ci hanno danneggiati quest’anno). Insomma, è difficile credere al momento che questo sia, come si suole dire, l’anno buono.

Dovrei parlare anche della squadra, degli errori commessi, di chi malgrado tutto sta ben figurando e di chi al contrario sembra sia stato inghiottito nei gorghi di una preoccupante mediocrità. Lo farò ma non oggi, oggi non ne ho voglia. Credo capirete.