Esame di francese per il Milan.
Una partita che non ci dirà chi siamo: dovremmo già saperlo. Ma anche questa partita, come il derby, non mi dà buone sensazioni.

Certo, ci sono tanti aspetti positivi in questo Milan.
C'è una identità di squadra: abbiamo una formazione titolare.
C'è un modulo di gioco: pare che i tre mediani davanti alla difesa siano oramai imprescindibili.
C'è continuità di risultati: a parte lo scivolone con la Juventus, il Milan ha un'andatura cinica in campionato, che ci ha rinsaldato in vetta alla classifica.

Ma ci sono anche aspetti negativi.
C'è la solita carenza sulle fasce: Antonini non recupera per l'Auxerre, Abate non sarà mai un fenomeno e Zambrotta è vecchio.
C'è qualche infortunio: oltre al già citato Antonini, dobbiamo mestamente ricordare l'assenza del nostro Re di Coppe Inzaghi, di Andrea Pirlo (che salta la quarta gara di fila), di Pato che anche quest'anno è "il nostro colpo di gennaio".
C'è l'impossibilità di turnover: è impossibile poter dare a Nesta, Silva, Ibrahimovic e Seedorf un turno di riposo, senza mettere a rischio il risultato.

Non amo le squadre francesi, ho ancora vivido il ricordo del Bordeaux di Zidane, Lizarazu e Dugarry che ci rimontò nella UEFA del 1996.
Ma è importante fare risultato: una vittoria nostra e del Real ci qualificherebbe con un turno d'anticipo, permettendo così di dare tregua ai nostri campioni nell'ultima partita del girone contro l'Ajax del vampiro Suarez.