La Roseaneroazzurra di oggi

Lo so che dovrei evitare la Gazza in questo periodo dell’anno. Ma stava lì, sul tavolo, semichiusa, un refolo di vento ne lambiva le pagine animandola delicatamente (che roba eh?, ho impiegato una buona mezz’ora per comporre ‘sta frase). Dicevo: stava lì eccetera eccetera… insomma, pareva m’invitasse a dargli un’occhiata, quel fogliaccio  al quale normalmente lancio soltanto  distratte occhiate di disprezzo. Ebbene, non ho resistito alla tentazione: preso dalla situazione ho afferrato la Gazza un secondo prima che vi si avventasse sopra il noto scroccone del bar, il quale poi è solito tenerla un’ora leggendo tutto, ma proprio tutto, dalla testata alle lettere al giornale in penultima pagina passando dagli sport meno seguiti e dai gossip in terz’ultima pagina (o quart’ultima?, boh?).

Ho schiaffato il fogliaccio rosaneroazzurro sotto l’ascella fissando minaccioso lo scroccone (il quale mi fissava a sua volta con odio disumano), mi sono seduto ad un tavolino e ho cominciato a sfogliare ostentando tutto il disgusto che merita quel quotidiano, sorbendo nel contempo un buon cappuccio e sgranocchiando una brioche.

Ho saltato le prime quattro o cinque pagine, come al solito impiegate per raccontare  ai lettori che Moratti ha deciso, che poi non ha deciso, che poi ha deciso, che poi non ha deciso quale sarà il nuovo allenatore piangina. Finalmente, ormai prossimo alla disperazione e mentre lo scroccone cominciava a battere il piedino destro a terra spazientito dai miei tre minuti di lettura, ho trovato qualcosa sul Milan.

In pratica, secondo l’autore di un articolo il cui intento è chiaramente quello d’inquietare i cacciaviti, Thiago dichiara che nel 2016, alla scadenza del contratto, occorrerà mettersi ad un tavolo e parlare. Da notare la considerazione personale del cronista a questa esternazione-bomba del brasiliano, che recita più o meno così:  “Il 2016 non è poi così lontano”.  Giuro, era scritto proprio così, non scherzo. Cioè mancano cinque anni. Un lustro. La vita media di un esemplare maschio di essere umano si aggira intorno ai settanta anni, cinque anni sono una cagatina di acaro se consideriamo l’età del pianeta, ma un casino di tempo se  paragonati alla vita dell’Uomo. Fra cinque anni Silvietto potrebbe essere fra i più, ad esempio, fra la gioia di alcuni e la disperazione di altri. Ma anche Adrianone potrebbe non esserci più. Sì certo, pure io. O qualcuno di voi (sento un gran rumore come di… sfregamento di maroni). Ma il punto è che secondo questo fenomeno della penna i cacciaviti dovrebbero essere inquieti ora per ciò che dovrà essere discusso fra cinque anni. Dopo uno scudo vinto in carrozza. Dopo un buon  inizio di mercato caratterizzato da due colpi a parametro zero e l’acquisto di un interessantissimo giovane talento d’attacco. Dopo la certezza che il misterioso Mister Ics arriverà e sarà Cesc (questo glielo butto sempre lì, non si sa mai…).

Lo prometto, domani e nel prosieguo dell’estate non mi lascerò più irretire da immagini poetiche tipo un foglio di giornale lambito da refoli di vento. Per la gioia dello scroccone del bar.