Il Procuratore Federale Palazzi

La relazione del Procuratore Federale Palazzi piomba come un macigno sulle teste dei cugini. Le parole di Palazzi sono chiarissime e spietate: l’Inter, come abbiamo sempre saputo e sostenuto, c’era dentro fino al collo. Tentava di difendersi da un sistema che non aveva creato né voluto, okay, ma lo faceva esattamente nello stesso modo in cui lo facevano coloro che all’epoca di Calciopoli furono condannati più o meno pesantemente (Juve a parte, la sua posizione era assai più grave). Con la differenza che non solo  l’inter non fu mai accusata di alcunché grazie alla sbadataggine (voglio sperare fortemente che si sia trattato di questo) di coloro che omisero di trascrivere le intercettazioni che inchiodano oggidì il Cipe (Dio solo sa quanto mi spiaccia per lui) e Moratti, ma addirittura fu premiata con uno scudo a tavolino ed un considerevole vantaggio d’immagine che si è poi ripercosso anche sul mercato e sui destini della squadra nell’immediato e negli anni successivi.

Attenzione: la posizione attuale dell’Inter non sposta di una virgola la nostra. Le evidenti scorrettezze dei cugini sono identiche a quelle che cinque anni or sono inchiodarono giustamente noi. Se Palazzi ha ragione oggi, ce l’aveva anche allora e viceversa. L’uomo è lo stesso, la sua onestà,  professionalità e correttezza sono le stesse. Bisogna accettare per buone le sue opinioni sia quando ci piacciono sia quando ci feriscono. Ma noi abbiamo già pagato. Poco o tanto in rapporto all’entità delle colpe non so, ma sta di fatto che, mentre noi  siamo stati processati e condannati a qualcosa, loro, per le stesse colpe hanno ricevuto i premi sopra elencati.

Ora ci sarà una reazione, qualche accenno c’è già stato ma è soltanto l’inizio. Ci sarà del tifo becero interista, che inizierà una serie di interminabili arringhe difensive colme di sofismi e sottili distinguo, arringhe di cui eviterò categoricamente di leggere anche soltanto un miserrimo rigo e con le quali mi ci pulirò direttamente il culo; ci sarà  della Società interista, che ostenterà rabbia ed indignazione, minaccerà di rivoltare il mondo del calcio nostrano come un calzino, di abbandonare il Belpaese e quant’altro, ma poi si calmerà e riprenderà a fare ciò che ha sempre fatto, ossia papparsi la gustosa torta insieme ai vecchi complici che un tempo aveva abilmente gabbato, a coloro da cui pubblicamente aveva preso le distanze a beneficio dei tifosi gonzi che così adoravano sentirsi raccontare: “Noi siamo diversi, noi siamo onesti, noi non siamo quella roba là.”  E che così amavano ripetere all’infinito, come uno stormo di pappagalli.

Non m’interessa se le parole di Palazzi, il cui ruolo è paragonabile a quello del PM in un processo penale,  non equivalgono ad una condanna. E neppure che la Federazione tolga loro quello scudetto sfigato. Glielo lascino, chi se ne frega? Il fatto è che sono sputtanati. Dopo tutto il veleno sbavato in tutti questi anni, hanno fatto una figura di merda tale da trasformare che so, i Lampioni di Marsiglia in un’innocente goliardata. Si tappino le fogne, ricomincino a parlare di calcio giocato e la piantino una volta per tutte di ciarlare d’altro. Sempre che ne siano capaci.