Di Cassano volevo parlare da un po’. E male per giunta.  E’ nota la mia avversione per questo giocatore, risalente al serpeggiare delle prime voci che paventavano il suo arrivo in rossonero. Avversione dovuta a motivi caratteriali soprattutto, poiché sono convinto che, per propria innata indole, per  bisogno fisiologico, qualche casino il barese prima o poi lo debba piantare ovunque vada a giocare. Ma avversione dovuta anche a motivi tecnici: di foca statica c’era già Dinho, una volta liberatici di lui non v’era ragione alcuna di sostituirlo con un tipo di pari caratteristiche, però molto meno forte e assai più cagacazzo. A questo ci aggiungo la mia personale diffidenza nei confronti di quei giocatori professionisti che, una volta a torso nudo, non esibiscono neppure un accenno di tartaruga nell’addome.

Nonostante l’avversione di cui sopra, devo ammettere che la scorsa stagione Fantantonio ha fatto bene. Diciamo benino va’, non esageriamo. Qualche assist, qualche gol, qualche minuto di respiro per i titolari. Insomma, è stato utile alla causa e, per quanto ne sappiamo, non ha creato problemi di spogliatoio, anzi tutt’altro, pare che i cavalli di razza nonché mammasantissima tipo Ibra lo abbiano trovato  estremamente divertente. Ma Cassano si sa, dopo un po’ fa le bizze.

Sembra che all’inizio di questa stagione Cassano abbia cominciato a manifestare segni di malcontento. Alberto Costa, cronista del Corriere Della Sera, ha scritto un articolo in cui vengono rivelate frasi colme di disappunto del barese circa il presunto potere di alcuni elementi – i soliti senatori – all’interno della rosa rossonera; a parte il fatto che non ci sarebbe niente di scandaloso in questo, visto che l’autorità dei senatori è notevole in ogni club professionistico del mondo, non ho letto l’articolo e non ho elementi per giudicare né il contenuto in sé né le presunte parole di Cassano. Tuttavia è facile intuire che man mano che passerà il tempo, specie se il minutaggio del barese dovesse calare (come ritengo sia inevitabile), qualche problema nascerà di certo. Ed i problemi, ancorché piccoli, quando c’è di mezzo Cassano chissà perché in genere si trasformano in bombe atomiche.

A Barcellona Cassano è stato l’uomo in meno della squadra. Ci ha lasciati in dieci. Non che Pato si sia sbattuto come un pazzo, d’altronde lui c’ha perennemente stampata nel cervello la patatina di Barbarella ed è comprensibilmente distratto. Però, malgrado la distrazione, non ci ha lasciati in nove. La sua indole mansueta, la patatina di Barbarella, i millemila culè urlanti, il fascino soffocante del Camp Nou, non gli hanno impedito di fare un eurogol e, per lo meno nei primi minuti del primo tempo, di sfiorare il raddoppio. Cassano, al contrario del brasilero trombante, non si è visto. A volte, martedì sera, ho dubitato addirittura della sua presenza. Ripeto: ci ha lasciati in dieci, a causa dei suoi limiti mentali e fisici. Non correva, non difendeva un minimo, neppure faceva ciò che più sarebbe stato nelle sue corde, ossia tenere la palla, difenderla per più di mezzo secondo in modo che la squadra potesse ogni tanto rifiatare. Cazzo, se la palla non ti arriva perché quegli indemoniati in blaugrana giocano a flipper fra loro, muovi quel culone e giustifica il sontuoso stipendio mettendoti ogni tanto anche tu nelle loro linee di passaggio!

Domani abbiamo ‘O Ciuccio, caricato a mille dalla notte di Manchester. E successivamente dai media: giuro, ho acceso la TV senza conoscere il risultato, e dopo ben quindici minuti che ascoltavo i cronisti lodare sperticatamente i partenopei mi ero ormai convinto che questi ultimi avessero espugnato Manchester sponda City con un rotondo tre a zero; poi una didascalia per fortuna mi ha rivelato la verità. Ma a parte questo il Napoli è estremamente pericoloso di suo, e Cassano in campo domenica non lo voglio assolutamente vedere. Lo so che Fantantonio sarà fresco e riposato dopo la serata di Champions non avendo egli  mosso un dito per novanta minuti, ma non voglio restare in dieci anche al San Paolo già dal primo minuto; non possiamo permettercelo, perché la dose di culo non dura in eterno.

Dentro il Faraone quindi, il quale più del nulla assoluto si suppone sia in grado di fare. In fondo non sono stato io a presentare questo diciottenne di talento come un acquisto importante del mercato estivo. Proviamolo nonostante l’inquietante capigliatura. Proviamolo, cribbio!