Tempo fa, alludendo con sottile ironia ad uno dei tanti aiutini di cui godeva la Juventus negli anni ’70/’80 nei momenti di bisogno, l’allora presidente romanista, il compianto  Dino Viola, ebbe a dire che il calcio è una questione di centimetri. Da ieri sera possiamo ampliare il concetto. Anzi, la misura. Il calcio, da ieri sera, è diventato una questione di metri.

Chiaramente il meritato successo ieri sera ci è stato negato. Da una buona Juve negli ultimi venti minuti e contestualmente dal nostro fisiologico calo, certo,  ma principalmente da un guardalinee quanto meno distratto. Le distrazioni arbitrali possono capitare, ma pensare che l’assistente non sia stato condizionato dagli squallidi piagnistei gobbi dell’ultimo mese è molto, molto difficile.

Hanno cominciato l’Ovino e Marotta, a ruota li ha seguiti Conte. Nel mezzo, Chiellini  ha contribuito a modo suo, facendo la spia e tentando di trasformare una innocua ditata di Ibra sul viso di Storari in  uno schiaffone devastante. Un mese di continue pressioni sul settore arbitrale e di conseguenza, essendo noi il loro principale avversario, di reiterate provocazioni nei nostri confronti, seppur mai nominandoci. Così facendo hanno ottenuto ciò che volevano. Poiché è lampante che la vista degli arbitri ieri si sia ingarbugliata soltanto perché ad essi era stata precedentemente tolta la serenità. Ed è lampante che, senza tutti i piagnistei cui abbiamo assistito, ieri sera Ibrahimovic sarebbe stato della partita.

Non sarò certo io quello che insinuerà complotti di Palazzo o quant’altro, non sono il tipo. A me piace discorrere di cose certe. E che i gobbi nell’ultimo mese si siano comportati mediaticamente di merda è un fatto acclarato, non una dietrologia. Il bello è che ora, ottenuto ciò che si erano prefissati, questi signori richiamano alla pacatezza di toni. Un po’ come se un piromane, dopo aver incendiato una cartiera, andasse dai pompieri indaffarati nelle operazioni di spegnimento ed intimasse loro di fare poco casino perché viene disturbata  la quiete pubblica.

Pare che Adrianone abbia sbroccato, e nell’intervallo sia andato  dall’arbitro a cantargliene quattro. Se l’ha fatto ha sbagliato. Prima di tutto perché avrebbe riproposto una pratica assai cara ai gobbi che tanto male aveva fatto nel recente passato e che speravo fosse ormai morta e sepolta. E poi perché egli avrebbe dovuto rispondere colpo su colpo durante i ripetuti attacchi dei giorni scorsi, anziché lasciare l’incombenza all’ironia di Allegri e a qualche frase di Ambrosini. Invece ha taciuto, accumulato bile, per poi esplodere scioccamente nel modo e nel momento meno opportuni. Imperdonabile per un volpone navigato come lui.

Mexes è stato un pirla. Ha rifilato una manata a Borriello il quale è stramazzato al suolo come colpito da un bazooka. Le sceneggiate napoletane stanno tornando di moda, evidentemente. Tuttavia mi chiedo: perché mai Sky ripropone fino allo sfinimento soltanto questo tipo di episodi quando riguardano noi (invocando in maniera stucchevole la prova televisiva) mentre riserva pochi distratti secondi  a quelli dei nostri avversari (non invocando un cazzo di niente)?

Anche in questo caso scrivo di cose certe, non di mie supposizioni.

Una cosa certa è la differente esposizione mediatica riservata ad una presunta bestemmia di Ibra e ad un episodio simile con protagonista Maicon. La prima è andata in onda senza soluzione di continuità, la seconda una o due volte, in seconda serata, quando i bambini erano già a nanna da un pezzo. Oppure che so, le violente gomitate distribuite dai nostri avversari ogni domenica, talvolta addirittura completamente ignorate, ed individuate soltanto da qualche attento cacciavite grazie alla paziente esplorazione nel magico mondo di You Tube.

Ecco a voi Aronica, ad esempio.

Oppure Pirlo.

Quante volte queste immagini sarebbero state riproposte dagli “amici” di Sky durante la settimana se il protagonista in negativo fosse stato Ibrahimovic? Dieci? Cento? Mille?

Adrianone due parole deve spenderle a questo punto. Pubblicamente e nei dovuti modi, ma deve farlo.