Lucio si fa da solo il gesto del seghino…

L’evento calcistico della settimana è senza dubbio l’eliminazione delle due italiane ancora in ballo per la qualificazione ai quarti di Champions League. Stiamo parlando ovviamente dei cugini dell’Inter e del chiagniefotti team di Aurelio De Laurentis. Entrambe le squadre, celebrate e reclamate ben oltre i loro oggettivi limiti dalla stampa italiana, sono tornate a casa mestamente sopratutto a causa delle seghinate dei loro difensori, per la gioia di chi, come molti qua dentro, ha superato il retrogado concetto di tifare per le italiane in coppa, e quelli che non hanno accolto la Gallianesca fissazione per il il ranking UEFA. Partiamo per ordine cronologico dai neroazzurri di Milano. Durante i giorni che hanno preceduto il match ci siamo dovuti subire i proclami di rimonta di ex giocatori come Materazzi e Nicolino Berti, i live della Gazzetta sul prepartita, i pronostici di vari seghini del mondo dello spettacolo. Tutti quanti, dal presidente Moratti all’ultimo degli opinionisti erano concordi: l’Inter passerà il turno con una grande partita! Sappiamo tutti com’è andata a finire e molti di noi hanno gioito per questa beffona che Deschamps ha rifilato a Ranieri al minuto ’92. Oltre a questo, più di una volta sui blog dei cugini ci siamo ritrovati a leggere faziosi quanto deliranti articoli (o commenti) da parte di diversi utenti, volti a sminuire l’operato di Thiago Silva e ad esaltare invece le gesta dei due centraloni Samuel e Lucio, quando non anche della (presunta) stellina emergente Ranocchia, definito da più parti il nuovo Nesta. Si diceva che Thiago non sa marcare l’uomo e che in tutte le big d’Europa sarebbe al massimo un discreto rincalzo, e che, in una squadra come l’Inter sarebbe la riserva di Lucio e Samuel, giocandosi il posto con Ranocchia. Ora, mettiamo le cose in chiaro; de gustibus non disputandum est…e su questo non ci piove. Però, vivaddio dopo la seghinata di martedì sera, che è costata l’eliminazione dalla Champions League contro una squadra sostanzialmente di seghini come il Marsiglia, qualcuno, tra quelle bettole avrà l’onestà intellettuale di tornare indietro sui suoi passi? Ovviamente è una domanda retorica, la risposta è soffiata nel vento come cantava Bob Dylan. Però perché non raccontare questa clamorosa seghinata della coppia difensiva senza uguali in Europa (cit.)? Correva il minuto 92′, il penultimo di una partita ormai diretta verso i supplementari. Una partita tra due squadre mediocri, una fisica e l’altra che giocava sulla spinta del pubblico, dei nervi e con l’orgoglio di quattro argentini sciancati e di un olandese isterico ancora offeso per la mancata assegnazione del pallone d’oro 2010. Una partita che aveva preso senso grazie al gol di monofinta Milito, dopo l’ennesimo gol divorato da quel seghino immondo di Pazzini, quello che scappò dalla Fiorentina per la concorrenza di Gilardino (avessi detto Romario o Ronaldo Luis Nazario da Lima). Mancavano grosso modo 30 secondi alla fine dei 3 minuti di recupero segnalati dal quarto uomo ed ecco il portiere marsigliese Mandanda che rinvia profondo verso il nulla dell’area di rigore nerazzurra dove improvvisamente si materializza Evaeverson Lemos da Silva meglio noto come Brandão; ai due centraloni però viene improvvisamente un embolo e mister facciotuttoio Lucio va a saltare clamorosamente a vuoto facendo ritrovare la palla sui piedi di Brandão; a quel punto Samuel (non si capisce perché) praticamente a ridosso del collega di reparto brasiliano, si butta alla disperata ricerca di intercettare il pallone, ma l’attaccante marsigliese è implacabile ed inchioda J.Cesar. Il portiere brasiliano ride amaro ed assapora la beffa atroce dell’eliminazione agli ottavi. Non c’è più il demone di Setubal, non c’è più Pandev che sembrava Crujiff, il vulcano islandese non erutta più, Monofinta sbaglia i gol, ed Eto’o si sta sbagasciando paccate di milioni in Russia. Insomma, è notte fonda per i cugini che forse, finti umili, zitti zitti, facevano un pensierino alla Champions, magari confidando in un sorteggio favorevole ai quarti e in una partita della vita con i senatori. Invece, grazie al dio del calcio in vena di birbonate ieri sera, non ci sarà niente di tutto ciò…tornano a casa, agli ottavi, contro una squadra di seghini. Tramontatemi ‘sta minchia (cit).

Ma veniamo alla squadra più celebrata dai pennivendoli ruffiani di casa nostra. Il Napoli di Mazzarri, la squadra che, per compiacere un bacino di tifosi invasati, che spesso invadono città straniere a migliaia, anche a costo di partire senza biglietto, viene dipinta come “rivelazione”, “aria nuova”, “una squadra che gioca un bel calcio”, “la squadra del futuro”, “la più europea delle squadre italiane”. Per mesi ho sopportato tutte queste farneticazioni, interminabili servizi televisivi sull’attesa della città, aspettando e pregustando una serata come quella di ieri sera, dove il Chelsea di Di Matteo ha raso al suolo la compagine di Mazzarri con un perentorio 4 a 1, e ribaltando l’andata del S.Paolo. E chi sono stati i responsabili principali di questa debacle? Come nel caso dei cugini, anche qua la difesa ha sfoderato una prestazione da stupro, in culo barba a chi sosteneva che Aronica e Cannavaro potessero tenere botta ovunque, e non solo contro gente come Calaiò, Ciccio Tavano, Marilungo o il Tir Tiribocchi. Contro attaccanti del calibro di Drogba ecco che la mediocrità di Aronica viene fuori tutta insieme. Il primo gol dell’ivoriano in tuffo è qualcosa di fantastico, che rende l’idea dell’abisso che esiste tra certe realtà. Cross dalla sinistra, Didier si libra in volo verso il pallone mentre Totò ancora sta iniziando ad intuire che stia per partire il cross… un gol fantastico, con Aronica che rimane a terra, con la faccia isterica di De Sanctis allibita, mai si sarebbe aspettato una cosa simile, lui del resto è abituato a Pellissier…e poi che diamine.. non c’era neanche qualcuno che avesse tirato uno schiaffetto a qualcun’altro per andare a denunziarlo al collaboratore. L’allenatore di questa squadra, Walter Mazzarri, a fine partita mette il sigillo su quella che è poi l’effettiva mediocrità di questa squadra: abbiamo eguagliato il napoli di Maradona, usciamo a testa alta. E sti cazzi! Questi sono anni che si credono grandi, eguagliano gli ottavi di finale (no dico gli ottavi di finale) e sono contenti. Me lo ricordavo diverso il concetto di grandezza…