Allegri non piace a noi cacciaviti, ormai lo si può affermare con assoluta certezza. Questo giovane ed ambizioso allenatore livornese, dall’eloquio perennemente stanco e dalla pettinatura estemporanea, ammettiamolo, ci sta sui coglioni di default. Soltanto lo scudo della scorsa stagione frenò la nostra voglia di sbranarlo, una voglia espressa neppure tanto timidamente sin dalla primissima giornata. Una voglia palpabile, avvertita pure dalla mia morosa, una che del calcio segue a malapena i gossip riguardanti Becks o Borriello, e neppure con eccessivo entusiasmo.

 “Ma che diavolo vi ha fatto quel tipo per starvi così sul cazzo, non aveva vinto il campionato?”.  Le ho risposto che noi siamo dei divora-allenatori. Non credo di averle mentito.

Lo scudo dello scorso anno aveva un po’ placato la nostra sete di sangue, ma è evidente che, ora che gli zero titoli non sono più un’eventualità tanto remota, le tenere carni del livornese sono tornate a farci salire una certa acquolina. E’ vero che il gioco espresso dalla squadra durante la sua gestione è sempre stato  poco spettacolare, a parte qualche sprazzo qua e là. Ed è evidente che Acciuga, per il suo centrocampo dei sogni, si arrapa assai al cospetto di un bel medianone muscoloso che anche se ha i piedi un tantino ruvidi fa niente, mentre resta abbastanza tepido di fronte ad un mingherlino dotato di fosforo e piedi felpati.  Ma è altrettanto vero che a noi piace rompergli le scatole a prescindere da queste questioni, e soprattutto a noi piace dimenticare in fretta le enormi difficoltà che questo tecnico ha dovuto affrontare nel corso della sua avventura rossonera. E ci piace dimenticarle perché altrimenti non potremmo rompergli le scatole.

Non è solo il caso di Allegri, lui non ci sta particolarmente antipatico. Non si tratta assolutamente di un fatto personale. La verità è che non ci va bene nessuno. Da anni. Dopo Arighe e Capello, la sorte di venire divorati da noi cacciaviti è toccata un po’ a tutti i successivi malcapitati allenatori, e questo a prescindere dai titoli vinti o persi da questi ultimi. Semplicemente perché questi siamo noi, o lo siamo diventati: Tabarez era troppo signore, Terim era troppo presuntuoso e turco, Zac troppo comunista e romagnolo, Maldini-padre troppo traghettatore e tinto, Leonardo troppo poco allenatore nonché molto uomo di merda, Carletto

Carletto beh, essendo stati costretti a tenercelo per ben otto anni, che è una cifra veramente troppo oltre la soglia di sopportazione del cacciavite moderno,  l’abbiamo fatto diventare uno dei tecnici più insultati dai propri ex tifosi della storia milanista e non.  Una roba da Guiness dei Primati, insomma. Di Carletto siamo soliti ricordare sghignazzando l’ingombrante girovita, facendo nostri addirittura taluni nomignoli sprezzanti (maialotti, porcellotti ed altre carinerie di questo tipo) affibbiatigli in passato dai tifosi  gobbi. A Carletto, ancora oggi, attribuiamo adddirittura la paternità di alcune delle storture del Milan attuale. Ma non solo: di  Carletto amiamo menzionare più volentieri i trofei falliti rispetto a quelli vinti, benché questi ultimi siano davvero tanti, talmente tanti che se li sommassimo a quelli  vinti da giocatore diventerebbero tantissimi. Tutti questi trofei certamente non dovrebbero esentare Carletto dalle critiche tecniche in merito agli errori del passato, ma dovrebbero quanto meno garantirgli  un minimo di rispetto da parte nostra. Rispetto che manco per sogno siamo disposti a concedergli. Non sia mai, stupido ciccione…

Se abbiamo trattato così Carletto, figuriamoci quale sorte potevamo riservare ad Allegri, un signor nessuno o quasi. Probabilmente a giugno verremo accontentati ed il livornese subirà l’esonero. Accadrà se non si vincerà nulla, ma verosimilmente anche se si vincerà. Per lo meno la sensazione è questa. Acciuga dunque ci lascerà, accompagnato alla porta con tanti ringraziamenti e solite frasi di circostanza. Da parte della società ovviamente, poiché state certi che da noi egli non riceverà altro che insulti, sia nel momento del commiato sia nel prosieguo della sua carriera. Comunque sia, una volta liberatici di cotanto peso, accoglieremo il successore, chiunque sarà, con molta curiosità e gentilezza. Gli intenditori esamineranno scrupolosamente il curriculum del nuovo assunto con interesse, analizzandone doti caratteriali, preferenze tattiche, postura a bordo campo (seduto e in piedi), tic nervosi, padronanza della lingua italiana, posizione preferita durante il sesso. I baciaculo presidenziali attenderanno, come sempre, le prime dichiarazioni di Silvietto e si affretteranno a farle proprie; ad ogni modo, giacché Silvietto inizialmente è solito essere tutto miele con il nuovo tecnico, è facile prevedere che i baciaculo si dichiareranno  in un primo momento estremamente entusiasti.

Poi arriveranno le prime amichevoli estive, e con esse i primi pareggi o sconfitte. E noi cacciaviti, tutti insieme (Silvietto compreso), oltre a ricominciare ad arraparci per i tecnici altrui e per tutti quelli disoccupati sparsi per il pianeta,  inizieremo puntualmente a sommergere di merda quello nostro. Perché questi siamo noi ormai, che ci piaccia o no.