Anche quest’anno le premesse per una campagna abbonamenti di basso profilo in vista della stagione 2012-13 ci sono tutte. L’anno scorso gli abbonati allo stadio, che per me è sempre San Siro e non Giuseppe Meazza, furono 31.000: sono lontani i tempi in cui lo stadio era mediamente esaurito in quasi tutti gli incontri. Non è piacevole un colpo d’occhio che presenta spalti in maggioranza deserti, e stona se confrontato nell’ultimo anno con quelli sempre colmi dello Juventus Stardust stadium: li si che quest’anno il pubblico era il dodicesimo uomo in campo.

Sono stato abbonato fedele per molti anni, fino al 2009, e conto di tornare ad esserlo in tempi non lunghi. Mi fa piacere ripercorrerne gli anni vissuti. Il mio esordio avvenne nel lontano 1989 quando vinsi una tessera grazie a un concorso col Guerin Sportivo; fui fortunato due volte, perchè ho potuto godermi il Milan di Sacchi che senza il furto con scasso di Verona avrebbe bissato il titolo dell’anno prima. Memorabile un 3-0 al Napoli che non superò mai la propria metà campo. Seguirono poi anni in cui presenziavo solo sporadicamente.

Venne il 1997, il ritorno di Capello creò forti speranze e questo mi spinse a tesserarmi. Fu uno strazio, esordio fulminante di Ba, acquisito al posto di Figo, con la Lazio che però durò lo spazio di un amen, umiliati da Vicenza e Lecce, con un Savicevic cacciato dopo 10′, apparizioni di seghini DOC quali Bogarde, Cruz, Blomqvist, Andersson, Smoje, Jimmy Maini, Nielsen che però fece un eurogol ai cugini bastonati 5-0 in coppitalia, Maniero, Cardone, Daino e un Christian Ziege irriconoscibile e caratterialmente fragile.

L’anno seguente arrivò Zac, doveva essere una stagione senza pretese. Arrivo lo scudo, al culmine di una rincorsa memorabile. Ricordo bene l’esordio col Bologna con doppietta di Bierhoof, le vaccate di Lehmann nella partita incubo coi viola, poi il laccio californiano di Seba Rossi, il pari col Bari, le lacrime a bordo campo di un Ziege distrutto e poi la rinascita con Ganz, la corsa di Maurizio verso la porta del Parma, e il caldo e la sofferenza patita nel 3-2 con la Samp risolta sempre da “el segna semper lu” al 94.

Che scarsume di portiere!

Non ci ripetemmo l’anno seguente ma conservo ottimi ricordi, la prima di Sheva a Milano bagnata dal gol, la sua doppietta alla Juve e un buon terzo posto. Annotazione speciale per le meteore Josè Mari, Chamot e Orlandini.

Venne il 2000, la peggiore annata di Zac che culminò col suo esonero dopo l’eliminazione al secondo girone di Champions col Deportivo. Resta però l’epico 3-3 col Barça con un Albertini mostruoso, mentre in campionato menzione solo per un 2-2 con la Juve, raggiunti solo nel finale, e un 3-2 alla Roma con Sheva messo all’ala destra(!) ciononostante autore di doppietta.

Arrivò la stagione del pittoresco imperatore Terim e del suo successore Carletto Ancelotti. Con Terim di certo non ci si annoiava, gli va dato atto che fu capace di trasformare l’ectoplasma Laursen in bomber: 2 gol nelle prime due partite, poi solo prestazioni inguardabili, lui e le sue lenti a contatto. Sugli scudi sempre Sheva e il suo missile alla Juve, Cosmin Contra che a me piaceva ma aveva un caratteraccio. Grandi seghini anche quell’anno però: Javi Moreno, Umit Davala, Kutuzov e il ritorno di Ba.