Calcioscommesse. Anche la presente estate si apre con l’ennesimo sconquasso pronto a demolire il già precario calcio italiano. Demagogicamente mi sento in dovere di domandarmi e domandarvi cosa spinge noi tutti a foraggiare ancora tale baraccone. Credo che si tratti di cieco amore. Nonostante tutto amiamo il calcio e lo sport più delle schifezze di cui è pregno. Ingenuamente proseguiamo nel credere che tutto sia vero, che tutto sia sano. Così non è ed è acclarato, eppure il nostro unico finale desiderio è quello di poter vincere i Derby dell’anno prossimo e magari anche un trofeo. Ci attendono comunque settimane di polemiche giudiziarie. Speriamo finisca in fretta.

Terremoto. Mentre scrivo (ore 13.00 circa del giorno 29.05.2012) tremiamo ancora. E’ facile fare ciniche similitudini, ma la terra sotto i nostri piedi ci spiega chiaramente che siamo un paese allo sbando. Dalla politica al calcio, dall’economia alla geologia. Non è la fine preconizzata dai Maya che sta venendo a prenderci, siamo noi che le stiamo correndo incontro. Non sono così crepuscolare per sfizio o per retorica. E’ esattamente questa la sensazione che vivo. Ieri, mentre faccio colazione, scopro che stanno arrestando e indagando il mondo del calcio. Oggi scendo dalla metro e trovo centinaia di persone per strada con paura e incertezza nello sguardo. Ieri l’altro leggo di politici che godono di benefici “inconsapevolmente”. E domani? E domani posso solo sperare che non mi vendano Thiago Silva e Ibrahimovic, altrimenti non so proprio più a che santo votarmi.

Italia. L’Italia dell’etica è una squallida barzelletta. Questa è l’Italia dell’etica bianconera. E’ l’Italia dei Buffon(i) e dei B(P)randelli. Nulla è cambiato dall’ultimo Lippi a questa gestione. Bonucci parte e sarà un piacere vedere le immagini dell’avviso di garanzia recapitatogli a Cracovia con posta prioritaria. Come è ancor più divertente sentire le attuali giustificazioni di Abete sul perchè Criscito è diverso da Bonucci. Non sono diversi, sono scarsi uguali e la “delinquenza” non c’entra. Godiamoci, quindi, Giaccherini e Chiellini e la loro Italia gobba.

Si viene… Riccardo Montolivo (classe 1985). Non credo esista nel campionato italiano calciatore con minor autostima di Riccardo Montolivo. Mi è sempre parso giocare a scartamento ridotto, come non credesse nelle sue reali capacità. Col tempo, però, ho iniziato a credere che quello fosse effettivamente il suo regime di gioco. E’ un centrocampista pensante, cosa che a noi è mancata da gennaio in poi, vale a dire da quando si è scelto di risparmiare il riscatto di Aquilani. Ho fiducia nel fatto che possa rappresentare una svolta nella nostra gestione della partita e della palla. Deve in primo luogo crederci lui, così non fosse il ragazzo è destinato ad un anonimato precoce anche con la maglia rossonera.

Si va… Mark Van Bommel (classe 1977). Odiavo Van Bommel. Lo ritenevo un violento, un furbo e uno scorretto. Mai valutazione fu così errata. E’ semplicemente un campione. In questo anno e mezzo ha dato molto e negli ultimi mesi la sua assenza (o la sua presenza incerta) ci è costata cara. E’, in ogni caso, giusto separarsi da lui. Poteva garantire ancora un anno a buoni livelli, ma è il momento per il Milan di strappare con il passato. Nonostante la breve permanenza, Van Bommel rappresentava comunque un glorioso passato calcistico. Ciao Mark.

Consigli per gli acquisti. Manolo Gabbiadini (classe 1991). Molti rossoneri si riempiono la bocca con Alberto Paloschi, il quale a conti fatti sta mantenendo meno di quanto aveva promesso. Nella categoria dei potenziali campioni rientra Manolo Gabbiadini (fratello della più celebre Melania, bomber del Bardolino e della nazionale). Alcuni di voi lo avranno visto far ammattire Lucio nel recente Inter-Atalanta, altri se lo ricorderanno nella splendida stagione al Cittadella. In concreto è un attaccante dinamico, veloce, guizzante e adattabile ad ogni ruolo e/o posizione offensiva. Ha grande tecnica, ma difetta di personalità, soprattutto sotto porta. Un investimento sul ragazzo lo farai. I coetanei Borini e Destro ora li sono superiori, con una maggiore prolificità potrebbe raggiungere presto il loro livello.

L’argomento del giorno: il calcio di Zdenek. Non credo di essere la persona più adatta per parlare di Zeman e del suo “stile”, non tanto perchè non lo capisca, quanto perchè non è da me pienamente apprezzato. Il calcio di Zdenek è un calcio esasperato, che, solo se interpretato con i giusti uomini, può risultare spettacolare, divertente ed entusiasmante. In assenza dei corretti atleti, prima che calciatori, si rivela un mero esercizio di stile. Squadra compatta, tecnica in corsa, dinamismo e pressione alta sono i 4 elementi cardine del sistema tattico. A ciò si aggiungano rigidità nel modulo, linea difensiva altissima e costante ricerca della sovrapposizione esterna. Astrattamente parrebbe essere l’essenza del calcio, concretamente si riduce all’incapacità di ottenere con continuità ciò che veramente conta: il risultato. Solo la totale devozione di Mancini (RIP), Padalino, Baiano, Rambaudi e Signori prima, nonchè quella di Romagnoli, Cascione, Verratti, Insigne, Immobile e Sansovini poi, ci ha permesso di osservare la scienza di Zeman applicata al successo. Assai di più sono, invece, le occasioni e i potenziali inespressi. Sia la sua Lazio (addirittura seconda nel 94/95), sia la sua Roma erano squadra forti, ma entrambe incapaci di mantenere l’altissima soglia mentale e fisica richiesta dal calcio del boemo. Molti si chiedono e si domandano il perchè Zeman non abbia avuto maggior fortuna e continuità con le c.d. grandi squadre. Tanti trovano la risposta nel suo essere “contro”, nel suo intelletto rivoluzionario e non allineato. Io credo, al contrario, che molti presidenti e dirigenti abbiano intimamente amato Zeman e il suo calcio, per poi rifuggirlo sempre in nome della vittoria. Ho personalmente un animo calcistico pragmatico, teso alla banalizzazione e alla semplificazione del gioco, ed è per questo che non vorrei mai uno Zeman sulla panchina del Milan, bensì un Capello o l’ultimo “sciagurato” Allegri. Sono figlio dell’idea che dieci 1-0 faticosi, sono meglio di 5 vittorie per 4-0 e di 5 sconfitte per 4-3.

Settimana prossima tratterò dell’argomento voluto e richiesto da… Betisquadra!!!