L'alieno

Dunblane è una cittadina di circa 8000 anime situata nella Scozia centrale. Nel 1996, uno dei tanti pazzoidi che per motivi misteriosi nascono prevalentemente nei paesi nordeuropei e negli States, decise di sconvolgere drammaticamente la vita solitamente assai tranquilla del luogo, piombando nella scuola elementare armato di pistola e mettendo fine alle giovani vite di sedici studenti, nonché a quella meno giovane, ma non per questo meno meritevole di proseguire, di un’ insegnante. L’ultima vittima fu il killer stesso, il quale sparò l’ultimo dannato colpo della sua triste esistenza contro se stesso. Meglio tardi che mai, però avrebbe potuto pensarci almeno un giorno prima, il pezzo di merda.

Per fortuna vi furono dei superstiti in quell’ eccidio. Due di essi riuscirono a barricarsi nell’ufficio del preside. Si trattava di due fratellini. Il loro cognome sarebbe diventato famoso diversi anni dopo  per altre ragioni, per fortuna totalmente estranee alla cronaca nera: Jamie Murray sarebbe diventato un buon tennista professionista specializzato nel doppio, Andy Murray avrebbe intrapreso lo stesso mestiere del fratello, ma con ben altri risultati e dove veramente conta, cioè nel singolo.

Andy Murray è un grande tennista. Il migliore fra i non-extraterrestri. Andy è uscito dal centrale di Wimbledon in lacrime domenica sera dopo essere stato suo malgrado protagonista dell’ennesimo trionfo dell’alieno Roger Federer, un campione fantastico, un fenomeno che va oltre il tennis, un atleta che piazzo senza problemi sullo stesso piano dei Carl Lewis, Michael Jordan, Diego Maradona (o Pelè, dipende dai gusti). Oppure che so, giacché siamo in clima olimpico, tanto per rendere omaggio ad uno sport meno popolare, del tuffatore Greg Louganis.

Andy Murray, ripeto, è un grande tennista. E’ stato fortunato quella volta nella scuola elementare del suo paese natale. Per contro, egli ha avuto una sfiga pazzesca nel trovarsi ad essere bravissimo nello sport da lui scelto in un periodo – per un caso mai visto a mia memoria – dominato da tre concorrenti – Djokovic, Federer e Nadal – ingiocabili o quasi. E’ chiaro che, soppesando il tutto, chiunque, se potesse, firmerebbe senza pensarci due volte per la prima fortuna pur di vivere la seconda sfiga. Tuttavia comprendo perfettamente le lacrime di fine gara del giovane tennista scozzese: non è che uno, negli istanti meno felici della propria vita, possa sempre consolarsi rammentando i colpi di culo del passato.

Lo so, conoscendo la mia passione per il campione Roger Federer questo articolo potrebbe suonare ai più come un subdolo pretesto per celebrare il settimo sigillo londinese ed il diciassettesimo titolo del Grande Slam, nonché il ritorno al numero uno mondiale eguagliando il numero di settimane al comando di Pete Sampras (e i più maligni diranno per evitare di affrontare l’argomento Milan). Un po’ forse le cose stanno così, ma soltanto un po’: onore allo sconfitto, devo dire che per un ‘ora mi ha spaventato. Quando gli alieni lasceranno la Terra comincerà a vincere anche  Andy, ne sono certo.