Il mondo cacciavite in settimana è stato lievemente scosso dall’arrivo a sorpresa di Zapata. Niente di che come scossa, però si è avvertita. Non so se essa sia dovuta ad un leggero brivido di freddo (ma a queste temperature è assai improbabile), oppure ad un moto di disgustata disapprovazione. O magari c’è stato anche qualcuno che si è risvegliato dal torpore rabbrividendo d’approvazione (si può rabbrividire d’approvazione?, boh?). Per quanto mi riguarda, pur senza darmi alla pazza gioia ho approvato, anche se ammetto che non è da tutti. Ebbene sì,  trovo che Zapata sia stato un buon acquisto. Tuttavia devo rivelare un segreto: occorre avviare un complesso processo di trasformazione interiore prima di riuscire ad approvare un’operazione come quella di Zapata, così come quelle di Acerbi e Costant. Che poi così complesso non è, come processo. L’importante è il primo step, che consiste nel rendersi conto di essere tifosi di una provinciale, nel senso più rispettoso del termine; una provinciale di lusso, dal passato splendente come pochi tifosi al mondo possono vantare, ma pur sempre una provinciale. Il resto viene da sé. Credetemi, vi si aprirà un mondo nuovo, estremamente più piacevole e tranquillo, una sorta di immenso campo di fragole di beatlesiana memoria.

Becchiamo una scoppola memorabile in amichevole contro il Real Madrid? L’amministratore delegato bacchetta ingiustamente e pubblicamente il nostro allenatore come farebbe uno Zamparini qualsiasi? Le cessioni illustri? Gli acquisti low cost? Il cappellaccio rattoppato e sgualcito reggendo in mano il quale Adrianone vaga per l’Europa bussando casa per casa e beccandosi vagonate di porte in faccia? Tutto normale: siamo una provinciale e queste vicende le provinciali le vivono ogni anno.

Provateci, non è difficile, e vi aiuterà a vivere meglio il cacciavitismo moderno.