Pugni come se piovesse...

E’ veramente insostenibile, per me, e credo per tutti voi, assistere all’agonia di questo piccolo milan (volutamente minuscolo).
Giorni fa parlavo di campionato di “tempra“, di allenamento pugilistico per il nostro tifo, passato dall’essere una macchina da pugni all’essere un pessimo incassatore.
Siamo all’angolo, tutti quanti, storditi e incazzati, il sopracciglio sanguinante, il paradenti spostato.
E giù dal ring osserviamo, con lo sguardo a mezz’occhi, una figura indistinta, pare senza capelli, che ci incoraggia a rialzarci dicendo “dai che se ti fai massacrare ancora un po’ ripianiamo i conti della palestra“.
E vorremmo mandarlo affanculo quello pseudo-manager che ci manda al massacro per ripianare i suoi conti: ma di nuovo il gong, si torna a centro ring, nuovo round, altre botte.
Non resisteremo per molto, siamo agonizzanti.
E  con la coda dell’occhio, oramai quasi insensibili ai colpi dell’avversario,  guardiamo quel manager sperando che lanci quella benedetta spugna, e che, andandosene, metta fine a questo scempio.
Finito un altro round, l’allenatore ci massaggia le mani: usalo, usalo questo destro, colpisci al volto!
Vorremmo dirgli che no, non ce la facciamo più. Oltretutto, usare il destro un cavolo, siamo mancini, e lui non c’ha capito nulla. Son bravi gli allenatori a dire “colpisci”, è pugilato, mica ginnastica ritmica.
Reazione d’orgoglio: la faccia da pitbull sfigurata, i capelli scomposti a mo’ di cresta, colpiamo due volte, bellissima la seconda con un gancio al mento, sprazzi di classe nella mancanza di fiato e di gambe.
Ma poi giù al tappeto, e torniamo a guardare il bavoso manager. Getta la spugna, maledetto. E vattene.