E’ innegabile che quest’anno il Milan sia una squadra di merda, ma anche la “merda” può essere fatta giocare a calcio con dignità e organizzazione. Nelle ultime due stagioni Massimiliano Allegri ha mostrato un’assurda pervicacia nello schierare sempre e comunque il modulo 4-3-1-2, a dispetto dei presenti e degli assenti. Alla resa dei conti questa ostinata scelta (agevolata anche dalla presenza di calciatori di valore mondiale) ha prodotto buoni frutti, pur considerando le nostre sfortune della passata stagione.

Oggi, improvvisamente, il nostro allenatore si scopre rivoluzionario e fantasioso. Ecco, dunque, apparire sul campo un materiale umano mediocre disposto sempre in modo diverso e con compiti nuovi. La circostanza mi lascia perplesso. Quando si poteva osare e sperimentare, nulla è stato fatto. Ora, nonostante si debba garantire un minimo di serenità e coerenza, ogni occasione è buona per stravolgere il sistema. E’ prima di tutto la logica che impone di non confondere calciatori dotati di scarso senso tattico e modesta tecnica. Ne esce una sensazione di confusione preoccupante.

La partita di ieri sera è stata emblematica. Ad un primo tempo orribile è seguita una ripresa più convincente. Questa è una squadra scarsa, ma è una squadra, che se assestata, può offrire prestazioni onorevoli in diversi campi d’Italia. Comprendo, in astratto, l’esigenza di Allegri di sperimentare che tipo di calcio sia possibile giocare con questi uomini, ma, alla luce dell’attuale situazione di classifica, la scelta di sposare una sola filosofia di gioco (il 4-2-3-1) appare l’unica percorribile. Il Milan ha bisogno di serenità per cercare di salvarsi entro gennaio/febbraio e solo allora si apriranno spazi per esperimenti, valutazioni e considerazioni.

La panchina di Massimiliano Allegri è sempre più traballante. Solo una sua analisi lucida potrebbe garantirgli un futuro sino a fine stagione. Le colpe dei padri sono ricadute sui figli, ma i figli non sono immuni da responsabilità. Allegri deve svegliarsi, capire l’infimo materiale di cui dispone e plasmarlo al fine di condurlo in porto con una stagione di piccolo e sereno cabotaggio.