Il tifo sfrenato a favore dell’Inter scatenato da un gruppetto d’invasati (fra cui il sottoscritto) in questo blog sabato scorso, non è andato giù ad alcuni utenti, i quali non hanno mancato di esprimere apertamente il proprio dissenso. Lo stesso Kalunaat, il nostro redattore specializzato nei post sulle partite del Milan, durante Juve-Inter ha più volte tentato di richiamarci all’ordine, invitandoci a correre a commentare il suo articolo che, in fin dei conti, trattava di una brillante prova della nostra squadra avvenuta poco più di due ore prima (e non è che le prove brillanti del Milan si siano sprecate in questa stagione). Ma nessuno se l’è cagato, il povero Kalunaat, ed i commenti a sostegno della prova neroazzurra sono proseguiti con una pervicacia secondo alcuni intollerabile.

Ora, non è che voglia giustificarmi. Rifarei e scriverei ogni singola parola buttata giù di getto in quei momenti di sincera euforia. Tuttavia tenterò di spiegare un po’ ciò che è accaduto.

Innanzi tutto ci tengo al record d’imbattibilità. E già questa come spiegazione dovrebbe essere sufficiente. Quel record, all’epoca in cui si verificò, ce lo sudammo pure noi tifosi, partita per partita, per una stagione e mezza, fra mille peripezie (e vabbe’, anche qualche botta di culo, che ci vuole sempre), percorrendo una strada irta di ostacoli, invasa da avversari agguerriti e desiderosi d’impedirci di compiere l’impresa. E soprattutto senza gol non gol di Muntari e di Tagliaventi vari a darci la spintarella. Quel record è roba nostra ed è limpido, cristallino. I gobbi, come brillantemente ha scritto qualcuno, non erano neppure degni di avvicinarcisi. Giù le mani quindi.

Questa spiegazione dovrebbe già essere sufficiente, dicevo. Ma ve ne sono altre, di spiegazioni.

Davvero, credo proprio non vi sia tifoso italiano non gobbo che sabato, magari soltanto col pensiero, non si sia rotolato a terra come uscito di senno al micidiale uno-due-tre argentino nella porta del simpatico Gigione. Io l’ho fatto, e non soltanto col pensiero. E non ho avuto alcun problema ad esprimere qui, su un blog spudoratamente milanista quindi per definizione antiinterista, tutta la mia felicità. Non me ne vergogno neanche un po’. Poiché non si trattava soltanto di tre punti, di una vittoria di una squadra che mi stava sulle palle contro un’altra che mi stava sulle palle un poco di più. Si trattava di giustizia. Di un atto liberatorio. Contro l’ennesima porcheria che fino al pareggio di Milito pareva per l’ennesima volta andare in porto impunita. Fino ad allora, al gol del pareggio, oltre ai fattacci di Catania della giornata precedente avevamo negli occhi atterriti ed increduli un fuorigioco di un metro non ravvisato, uno millimetrico rilevato invece con prontezza e precisione encomiabili, un’espulsione sacrosanta non decretata per motivi misteriosi; il tutto a favore di una squadra sola, sempre la stessa.  Questo stava accadendo, non dobbiamo dimenticarlo. E stava accadendo per la milionesima volta dacché la Juve è tornata simpatica (o temuta?) in federazione. Sono d’accordo una volta tanto con Moratti il quale, pur avendo vinto la partita, invita i fischietti ad una maggiore attenzione aggiungendo anche che certe decisioni  possono essere classificate come sviste, ma per quanto riguarda quella scandalosa mancata espulsione è sin troppo evidente che si è scelto deliberatamente di non applicare il regolamento.

Mi spiace se qualche cacciavite si è sentito ferito nella propria sensibilità antiinterista. Ma non chiederei mai e poi mai scusa per i miei commenti d’esultanza alle reti interiste. Neppure se me lo chiedesse il Cigno di Utrecht in persona.

Detto ciò, Forza Milan per stasera.