Screwdrivers, si sa, è fortemente allegriano. Qualsiasi cosa voglia dire questo aggettivo.

“Mister, cosa ne pensa di Seedorf?”

Analogamente però è stato ed è ancora anti-culoniano, ovvero fortemente avverso alle prestazioni calcistiche dell’ex rossonero olandese col culo di estensione superiore a quella del monte Corcovado: Clarenzio Seedorf.
Sì, lo so, andranno in bestia tutti gli adoratori ciechi del Professore, i fautori della riconoscenza a prescindere, i prostrati alla (vecchia) politica societaria del “rinnovo per gratitudine”.
E a nulla è valso l’aver fatto continui distinguo e l’aver specificato che solo da Atene 2007 in poi la carriera del suddetto fondoschiena in scarpini abbia vissuto una ripidissima parabola discendente.
Noi  non dimenticheremo mai le prestazioni maiuscole nella champions 2007 e nel Mondiale per Club successivo, così come non scorderemo la volta che, sopraffatto da un exploit di saggezza, schiaffeggiò con il ceffone della pace l’imberbe Aronica che anni dopo sarebbe divenuto l’Unto del Maestro.

A riprova che comunque avevamo ragione – ma anche se quanto sto per esporre non fosse una prova lo diciamo lo stesso – vorrei illustrare alcuni episodi che gli valgono il mio personale “seghino alla carriera (finita)“.
Il primo è famosissimo, e si commenta da sé.
Il Pigerrimo del Suriname, assolutamente convinto di trovarsi a casa propria anziché sulla panchina del Milan (o forse crede che siano la stessa cosa), assiste sornione al derby in ciabatte. Richiamato dall’allenatore per entrare in campo, perde nel vestirsi il tempo necessario a Gattuso per farsi espellere e lasciare la squadra in dieci.

“Scusi, che c’ha il 44? Questa mi stringe il ditone!”

Tutto ciò gli procura il ludibrio dei contemporanei e dei posteri, al punto che ditte produttrici di ciabatte gli hanno perfino offerto di fare da testimonial, sebbene abbia smentito dicendo che fossero “scarpe da ginnastica” e che ci ha messo “solo 36 secondi per cambiarsele“. Ma stramaledettissimo stolto, sai quante cose accadono in 36 secondi? 36 secondi è il tempo necessario per:
– far picchiare a Ibra un’intera squadra di rugby;
– far fare 400 passaggi al Barcelona;
– far comporre una frase di senso compiuto soggetto-predicato-complemento a Cassano;
– far infortunare Pato dopo il primo pallone toccato;
e un miliardo di altre cose… Seghino!
Oltre a questo, il (per fortuna non più) nostro ex fenomeno del pallone trasudava supponenza anche con gli allenatori: noti sono i suoi diverbi con Allegri, e indimenticabile è il litigio con Ancelotti che, chiedendogli di giocare a due tocchi (chiederlo a Seedorf: che fiato sprecato), si sente rispondere “non puoi lamentarti sempre!” e si vede scagliare contro una bottiglietta. Il serafico Carletto giustamente gli risponde “sei fortunato che ho finito i cambi, altrimenti vedevi dove andavi!”. Insomma, baci e abbracci.
E’ così che tra dichiarazioni al vetriolo, litigi con i giornalisti e fischi dalla curva sud, il simpatico mattacchione ci lascia per trasferirsi nel Brasilerão, il campionato più lento del mondo, dove perfino lui rischia di non sfigurare.
O almeno così credeva.
Prende quindi casa a Rio de Janeiro, ed esordisce con la maglia del Botafogo.
E anche qui riesce a passare alla storia per un paio di seghinate che “neanche Robinho elevato alla Gilardino” (semicit).
In un contropiede fulmineo (si fa per dire, fratello: siamo in Brasile!) della sua squadra, forse per la prima volta nella sua vita il buon Clarenzio accompagna l’azione, e il suo compagno dopo aver saltato un paio d’avversari lo serve a porta vuota. Effetto Serra, oramai retrocesso a Effetto Stufa di Ghisa, anziché un docile piattone spara un missile Patriot in curva, con la stessa violenza con cui Abate colpisce fianchi e schiene degli avversari allorquando si appresta a crossare.

Seghinão d’uno stoltão, hai sbagliato di tanto così!

Spettacolare è la sua espressione del viso quando si gira verso il compagno con la maglia numero 2, Lucas,  per cazziarlo (per solo lui sa cosa), salvo poi pentirsene rendendosi conto d’aver fatto una seghinata indecente.
Ma come ogni artista che si rispetti, la sua ultima opera è la migliore: una summa di supponenza e seghinaggine, la crasi perfetta tra arroganza e pipposità.
Dopo esser stato sostituito, viene invitato dal direttore di gara ad uscire dal campo dal lato più vicino a lui, nell’occasione quello opposto alle panchine. Grandi Chiappe si rifiuta, volendo uscire dal lato usuale, e dice all’arbitro “allunga il recupero“, come se fosse lui il padrone del campo. L’arbitro si spazientisce, e gli mostra il cartellino giallo.
Quest’atto di lesa maestà è imperdonabile: con sprezzo, sdegno, smorfie e anche un paio di interviste contro Allegri improvvisate sul momento, Seedorf prosegue per la sua strada, noncurante del direttore di gara il quale giustamente lo espelle.
Questo gesto eroico, del coraggioso combattente che non si piega alla legge iniqua, viene giustamente ricompensato: multa salatissima e 6 giornate di squalifica.
S’alza così il grido unanime di tutta la torcida carioca: MA MUORI, SEGHINO!