Dopo le precedenti edizioni tenutesi al Bastione Ambrogi a Pistoia, il terzo raduno dedicato alla memoria del grande giornalista Beppe Viola fa tappa quest’anno al Santomato Live, locale con giardino situato a Santomato, poco distante da Pistoia; la data del raduno è sabato 15 giugno, con inizio a partire dalle ore 17

P_20130615_170104Si comincia con qualche minuto di ritardo; a soprassedere i lavori l’inossidabile duo costituito dai giornalisti Gianluca Barni e Stefano Chini, che, oltre a ripercorrere spaccati di vita di Beppe Viola con tanto di considerazioni ed esperienze personali, invitano i vari partecipanti a parlare con tanto di microfono in mano. Il primo ad essere intervistato è Massimo Morgia, allenatore della Pistoiese ed emblema di un calcio che ormai non esiste più; Morgia parla della sua stagione appena conclusasi come allenatore e fa considerazioni su come il calcio sia radicalmente cambiato…

I partecipanti provengono da diverse parti d’Italia, a dimostrazione del buon successo riscosso nel tempo da quest’iniziativa: al sottoscritto e ad altri partecipanti provenienti da Milano, segnaliamo anche Fabrizio Minisini (utente che alcuni ricorderanno con il nome di Tex62, che spero davvero possa tornare a commentare da noi) giunto addirittura dal Trentino Alto Adige. Peccato per la mancanza dell’ultim’ora di personaggi come lo scrittore Sergio Taccone

P_20130615_172546

Massimo Morgia (il secondo da sinistra) intervistato da Gianluca Barni e Stefano Chini…

Arriva il mio turno e letteralmente demolisco il povero Gianluca ricordando a tutti le sue aste benefiche in puro Moggi-style e rinfacciandogli sia il “tono intimidatorio” con il quale mi “consigliò” di rimuovere un video in cui compariva l’ex portiere della Pistoiese Daniele Dei che parlò di quell’Atalanta-Pistoiese sul quale poi s’indagò per illecito sportivo (questo proprio mentre Doni veniva indagato) sia il modo “poco gentile” con il quale, durante una puntata del programma televisivo “L’altro Calcio“, tentò di sbarazzarsi della povera co-conduttrice Carlotta Segoni tentando di rifilarmela come blogger per Screwdrivers. Il Barni tenta di difendersi, io replico che non lo sto insultando ma che sto soltanto dicendo la verità ed il mio intervento finisce qui, tra le risate generali…

Intervengono poi altri ospiti: oltre ai già citati Fabizio Minisini e Carlotta Segoni, si succedono i milanesi Giorgio Gaviraghi e Marco Lofino, Tommy Silva da Seregno, l’addetto stampa della Pistoiese Stefano Baccelli e Laura Bersellini (figlia dell’ex allenatore di, tra le altre, Inter e Torino Eugenio Bersellini). Ognuno parla di proprie esperienze legate a Beppe e fa considerazioni su episodi passati come la strage dell’Heysel o sull’attuale categoria dei giornalisti

Finito il giro di conferenze arriva il momento di cenare. Nella sala allestita per

La splendida Carlotta Segoni...

La splendida Carlotta Segoni…

l’occasione un videoproiettore mostra filmati d’epoca di Viola, il tutto mentre i più fanno incetta di un, “al modico prezzo di 15 €, ricco antipasto toscano, pizze e schiacciatine a volontà, acqua, birra, bibite, vino e dolce compresi”. Si mangia davvero bene, nulla da dire. A fare da corollario una splendida torta con una raffigurazione di Beppe Viola che intervista Enzo Bearzot e l’esibizione musicale di giovani talenti canori scovati dalla talent scout Elisabetta Branchetti, che terminano la loro performance con We are the World;  sollecitato dai più, a cantare questo brano si aggiunge al gruppo anche il prode Gianluca, con una prestazione non proprio magistrale ma certamente indimenticabile… :D

Si finisce così, ma per far capire cosa rappresenti questo raduno faccio mie le considerazioni scritte dallo stesso Gianluca sulla pagina FaceBook del gruppo “Quelli che sono nati con i servizi della DS di Beppe Viola“:

E con questo, cala il sipario sul raduno 2013… Credo che Fabrizio Minisini, persona squisita che ho ho avuto l’onore di conoscere al pari di altre straordinarie persone (perché bisogna essere persone straordinarie per sobbarcarsi un lungo viaggio in cambio di sola amicizia), abbia centrato lo spirito di quel che ho tentato di fare dal gennaio 2009, quando creai il gruppo “Quelli che sono nati con i servizi della DS di Beppe Viola”, ad oggi. C’era AMORE nel ricordare colui che appariva alla stregua di uno zio buono per i bambini di Milano come di Bolzano o Siracusa, Avellino o Firenze, Bologna o Genova, Trieste o Latina. C’era un AMORE sentito, un qualcosa che faceva battere forte il cuore a 25, 30 anni dalla morte, figurarsi prima. C’era un qualcosa che m’imponeva di ricordarlo, di non perderne la memoria perché mi aveva davvero regalato tanto, da lontano, nelle malinconiche domeniche in cui il Milan, la squadra di mio babbo e di cui mio babbo, da sempre rossonero appassionato ma sportivo, narrava le gesta eroiche degli anni Cinquanta e Sessanta. Ebbene grazie a Beppe Viola sapevo, sapevamo che il Milan, il nostro Milan sarebbe tornato: la sua ironia, la sua autoironia volevano dire <<abbiate fiducia, la vita è lunga, i cicli finiscono, le sconfitte di oggi si tramuteranno nelle vittorie di domani>>. Noi, almeno, bimbi degli anni Settanta le leggevamo così e quanto piansi quando il Milan di Sacchi vinse a Napoli uno scudetto impossibile. Un pensiero andò a lui, lassù, perché era uno di famiglia, uno di quelli che strameritavano di rivedere il Milan davanti a tutti. E invece non c’era maledattamente più. O meglio, c’era ma non fisicamente. C’era nella mente di tutti. Nel cuore di ognuno di noi. Ecco spiegato il volersi incontrare ogni anno nel suo nome. Nessuna speculazione, nessun business, solo la volontà di aggiungere, stagione dopo stagione, un uomo in più al gruppo. Ecco spiegati gli sforzi, i tanti sforzi per chiamare a raccolta gente che all’inizio ti sorride, prendendoti per matto, poi magari t’inventa scuse incredibili, infine cede all’insistenza degna di un terzinaccio d’altri tempi. E quando cede scopre un mondo nuovo. Io sarò sbagliato, sarò stupido, ma sono così: tendo a coinvolgere tutti, nessuno escluso. L’unico modo di ferirmi? Tramare, dividersi. No, non è la mia natura. E, in fondo in fondo, fatemi pensare che da Beppe abbia imparato almeno questo: che l’amicizia è un valore, da non confondere con l’opportunismo”.