El Shaarawy resta… per questa settimana.

Si sente parlare molto di disaffezione, di scoramento, e in effetti la dirigenza del Milan non fa che alimentare queste sensazioni: è veramente ridicolo dover assistere ogni anno alla pantomima sui grandi giocatori che vengono trattenuti grazie allo sforzo del presidentissimo (la conferma di El Shaarawy “È una scelta dipesa da mio padre“, afferma Piersilvio), e che poi o vengono sbolognati al primo milionario tonto che passa oppure vengono fatti passare come nuovi acquisti.
Dopo Thiago Silva lo scorso anno, è stata la volta di El Shaarawy.
Come giustamente fanno notare gli amici di DiaVoltaire, la stampa ha immediatamente cambiato opinione sul nostro ‘delantero’ crestato: da giocatore spompato, svogliato, forse troppo immerso nel jet set, adesso invece è un giovane che riceve investiture importanti e non ci si può dimenticare quanto ha fatto nel girone d’andata con gol, recuperi difensivi, eccetera.

Quando hai finito di guardare, leggi pure il post. Tranquillo.

La politica dell’ “uno esce/uno entra”, del galleggiamento in zona Champions aspettando tempi migliori, mi ha sinceramente stancato. Mi manca l’abbondanza di piedi buoni in squadra, la campagna acquisti di rafforzamento (1-2 campioni all’anno) senza smantellamento, la consapevolezza di andare in Europa a spaccare culi.
Ma amo il Milan ed il calcio, per cui ho deciso che entrerò in ‘terapia di coppia’: anziché allontanarmi da questo sport e magari dedicarmi alle nobili arti quali il beach volley femminile o il salto in lungo, ho deciso di avvicinarmi di più al mio amore perduto.
Per questo mi abbonerò al Catania: sia per vicinanza geografica (San Siro è un tantino fuori mano per me), sia per il folklore che si respira sulle gradinate dell’Angelo Massimino.
Capita che qualche balordo lanci una miccetta a bordocampo, e che uno dei militari a presidiare se ne accorga: il giovane soldatino si accovaccia e si tappa le orecchie, ed è inevitabile che dagli spalti qualcuno, sfottendolo, gli urli “E CU TTIA L’AMU A VINCIRI A GUERRA…?” (“e con te la dobbiamo vincere la guerra..?”).
Capita che al gol salvezza all’ultima giornata qualcuno dalle tribune lanci in campo il cellulare, o che insulti l’arbitro già nel riscaldamento prepartita con offese irripetibili ma molto comiche.
Andare allo stadio al Sud è veramente divertente: d’altro canto chi ha partecipato al raduno e mi ha visto all’opera al II verde, nel marzo scorso, può sicuramente capire di cosa sto parlando.
E poi l’abbonamento costa poco, meno di 7 euro a partita.
Mi soffermo un attimo sulla politica societaria di questa “nuova” provinciale, il Catania.
Il Catania, di proprietà del presidente Pulvirenti, è una società assolutamente sana, che vive del proprio bilancio e che non è assolutamente influenzata dalla situazione finanziaria del proprietario (il quale, come sappiamo, ha mandato in bancarotta la Windjet).
Da quando è salita in serie A, ha progressivamente migliorato la squadra anno dopo anno, senza mega-investimenti “alla Zamparini”, credendo in allenatori giovani che poi si sono affermati tra i “grandi (due su tutti Simeone e Montella), facendo un sapiente lavoro nel mercato sudamericano (Vargas, Martinez, e poi Gomez, Barrientos, eccetera) e rivalutando giocatori che si erano un po’ spenti strada facendo, come Almiron e Legrottaglie.
Il Catania è una squadra divertente, che gioca un bel calcio, con una tifoseria calorosa (almeno, la parte buona di essa), e che sta investendo nella giusta direzione: è stato costruito un centro sportivo, Torre del Grifo, che è aperto al pubblico per l’utilizzo di strutture sportive quali ad esempio la piscina e il centro benessere; inoltre hanno ridotto i prezzi allo stadio, garantendosi quindi sempre il tutto esaurito e degli introiti notevoli.
Grazie a questo, e alle ovvie plusvalenze fatte nel calciomercato, il Catania è solido e anno dopo anno ha scalato la classifica, passando dalla B alle soglie dell’Europa.
Per i motivi sopraelencati, e per ritrovare il feeling con il calcio che mi ha portato ad amarne ogni suo aspetto estetico ed emotivo, mi abbonerò al Catania.
Ci sarà da ridere…