coperta_cortaInizio a scrivere pensando che qui gli argomenti originali scarseggiano. Leggo sempre le stesse cose, le stesse notizie. In realtà avevo in mente una polemicuccia ma avevo bisogno di tempo per mettere in ordine dei numeri e mi sono ricordato tardi che oggi avrei dovuto pubblicare il post che state leggendo. Le uniche cose un po’ interessanti che questo periodo ci offre sono le amichevoli del Milan, che ho visto quasi tutte (ho saltato solo l’esordio contro la Pergolettese e la partita contro la Juventus nel trofeo Tim).

Onestamente, nessuna sorpresa: dopo il triangolare coi ladri e col Sassuolo, abbiamo vinto contro le squadre più deboli di noi (Valencia e San Paolo) e abbiamo perso contro quelle più forti di noi (Manchester City e Chelsea). Certo, i risultati sono venuti in maniera diversa (con gli spagnoli non meritavamo la vittoria, col City abbiamo limitato i danni, col Chelsea si sono viste cose relativamente buone a mio avviso), ma è calcio d’agosto quindi amen.

L’idea che mi sono fatto di questo Milan è che c’è del buono in questa squadra, per cui una certa fiducia non è del tutto mal riposta. La domanda che mi faccio è: di buono ce n’è abbastanza?

Come già scrissi un po’ di tempo fa, il lavoro, il mercato e le fortune di questa stagione rischiano di essere messe a rischio dall’equivoco tattico costituito dal diktat presidenziale riguardante l’utilizzo di un trequartista dopo una stagione di ricostruzione in cui ci sono voluti mesi per modellare la squadra attorno a un tutto sommato ragionevole e funzionale 4-3-3. Ancelotti ai suoi tempi usava il trucchetto di mettere Kakà seconda punta il primo quarto d’ora per tentare di gabbare il presidente (che secondo me non se la beveva più di tanto), però qui c’è un dato di fondo che è quello di un Kevin-Prince Boateng che è ormai palesemente inadeguato a svolgere qualsiasi ruolo offensivo in questo Milan, in particolare il ruolo di rifinitore. Io sono generalmente piuttosto elastico nel pensare e concepire la tattica e il posizionamento in campo, non mi fisso su ruoli e moduli, ma qui mi pare evidente che per caratteristiche meramente tecniche Boateng non è affatto un numero 10; lo ha potuto fare in un Milan per alcuni versi anomalo perché là davanti poteva vantare un certo Zlatan Ibrahimovic (sempre sia lodato) e tutto quel che ne derivava, ma altrimenti no, lì è banalmente fuori posto come lo sarebbe  – ora un po’ esagero, ma leggermente – Abbiati prima punta o Pazzini terzino. E’ vero, possiede il numero per saltare l’uomo, ogni tanto sfodera qualche colpo acrobatico, anche inserendosi da dietro non è male, ma a vedere come si muove, come gestisce il pallone, come vede il gioco, viene da pensare: questo non deve stare là. Se lo vendiamo, bene, altrimenti ce lo teniamo e pazienza, mettiamolo mezzala e non se ne parli più. Ma là dietro le due punte, chi ci gioca? Per quel che riguarda Saponara, a dare retta a ciò che si sussurra e mormora su alcuni suoi problemini di carattere fisico, si sta già avverando la profezia che lo vuole come erede di Kakà. E poi c’è Emanuelson, ma qua non c’è bisogno di argomentare. Deduzione: abbiamo un buco.

Pensaci tu

Pensaci tu

Abbiamo altri buchi: in difesa già i titolari non sono esaltanti, ma le riserve (in particolare in difesa) sono sotto i requisiti minimi non dico del grande Milan che fu, ma anche di una squadra che deve lottare per il podio della Serie A. A centrocampo, tolto Montolivo, resta coi piedi buoni un ragazzo della Primavera che però, mi permetto di dire, ha svolto un precampionato assai discutibile.

Il problema del Milan, in altre parole, non riguarda solo la caratura dei suoi interpreti principali, ma anche il fatto che mancano dei sostituti degni di non far rimpiangere quel poco di talento, classe ed esperienza che forniscono i titolari. Qui ci sono una rosa incompleta, oltre che qualitativamente discutibile, e un mercato tutto da fare.

Honda e Ljajic coprirebbero il buco del numero 10 e garantirebbero un ricambio di livello (in teoria, entrambi, per motivi diversi, sono tutti da verificare) oltre a un certo numero di variabili tattiche. Onestamente, però, resto un po’ confuso, perché in queste partite d’agosto, che anticipano molto ma valgono e fanno vedere nulla, degli spunti interessanti si sono visti, eccome, benché da formazioni ampiamente rimaneggiate. Ho la sensazione che l’edificio che Allegri e Galliani stanno costruendo sia basato su fondamenta fragili: un infortunio, un calo di forma, un colpo di testa (metaforico) ed ecco che davvero tutto si rischia di sfasciare. Non è più un problema di qualità, è anche un problema di quantità.

Insomma, questo Milan mi suscita sentimenti contrastanti: da un lato sono fiducioso per quel che ho visto, dall’altro resto scettico per via di quel prevedo. Se mi viene da ragionare su ciò che dovrebbe accadere per regalarci una bella stagione, inizio ad inanellare un serie di pensieri del genere: se Montolivo conferma la scorsa stagione, se Marione non fa sciocchezze, se El Shaarawy torna quello dello scorso autunno, se la difesa (senza riserve adeguate) tiene tutta la stagione, se Robinho riprende la sua antica verve, se De Sciglio continua la sua crescita, se nessuno ha infortuni gravi, se i giovani esplodono, se incontriamo avversari facili in Europa…

Insomma, mi sento di poter concludere dicendo che la stagione del Milan mi sembra che parta con una lunga lista di incertezze a cui Honda e Ljajic, benché siano potenziali acquisti che tendenzialmente vedrei con favore, andrebbero a mio avviso solamente ad aggiungersi.