Giampaolo-Pazzini

Il Pazzo non è un fuoriclasse. Non è un fulmine nella corsa, non ha dribbling, non ha piedi fatati, pur non essendo un fuscello non è un colosso, non è un figo da rotocalco, è un “noioso” bravo ragazzo della cui vita privata si sa poco o nulla. Ha buoni numeri in carriera, ma appunto buoni, non straordinari. Le statistiche in campionato parlano di circa un gol ogni tre partite, ossia 105 reti in 317 presenze. Reti così suddivise squadra per squadra: 12 su 51 presenze con l’Atalanta, 25 su 108 con la Fiorentina, 36 su 75 con la Samp, 16 su 50 con l’Inter, 16 su 33 con il Milan. Insomma, il Pazzo la mette, ma non è certamente uno in grado di esaltare la fantasia delle masse calciofile.

Eppure il Pazzo piace. Piace agli allenatori e piace ai compagni. E piace perché, in determinati contesti, l’onesta punta centrale vogliosa di fare a sportellate in mezzo alle aree, che non viva dell’ossessione di toccare mille palloni ed abbia un istintivo senso della rete, spesso cambia la vita di quegli allenatori e di quei compagni sopra citati. Il Pazzo è questo: innocuo o quasi nella trequarti, insidiosissimo non appena oltrepassa la riga bianca che delimita l’area di rigore. Addirittura micidiale – come si può facilmente evincere dalle cifre riportate sopra – nella parte più recente di una carriera ancora apertissima data l’età. Inoltre è uno che gioca per la squadra e non rompe i coglioni se viene sostituito, o se non viene sempre schierato fra gli undici iniziali.

Ma non solo. Come sappiamo, esistono molte perplessità circa l’opportunità di continuare con il modulo recentemente adottato da Seedorf, ed è normale, il progetto è coraggioso fino a sfiorare l’incoscienza. Ma se c’è qualcuno in quella rosa costruita un po’ alla cazzo di cane che può dare un senso al 4-2-3-1, questi è proprio il Pazzo.

Non vorrei si pensasse che questo pezzo sul Pazzo (mi è venuta così) sia stato dettato da eccessiva euforia per la rimonta di domenica scorsa a spese del povero Cagliari. Non è così, so benissimo che la strada è ancora lunghissima, che prenderemo altre sberle, che siamo pieni di problemi eccetera eccetera. Ma questo non c’entra con l’importanza che questo giocatore può avere – e che secondo me avrà – nell’economia del nostro gioco.

E adesso, tutti ad afferrarsi i maroni in un collettivo gesto apotropaico. Non si sa mai.