La copertina del numero di marzo 2014 di Four Four Two[Oggi nessuna presentazione della giornata di campionato. Un riassunto dell’intervista a Mario Balotelli sull’ultimo numero del mensile britannico Four Four Two e un paio di considerazioni]

Mario Balotelli, in Inghilterra, è sempre stato piuttosto riluttante nel concedere interviste o dichiarazioni alla stampa, per via del cattivo rapporto che aveva con la stampa inglese, notoriamente sempre alla ricerca dello scoop sensazionalistico. E’, quindi, per certi versi sorprendente che Mario abbia deciso di concedere quest’intervista (pochi giorni prima dell’ultimo derby) a una rivista britannica.

Tra l’altro, proprio sul rapporto con la stampa Balotelli si sofferma, dicendo «non ho alcun rapporto con la stampa», precisando che quella inglese e quella italiana si equivalgono (in peggio).

Mario e Mancini – a proposito della sua esperienza al Manchester City, l’attaccante del Milan si lamenta del meteo, del cibo e della guida a sinistra – cose che, tra l’altro, già disse ai tempi della presentazione rossonera un anno fa e che, a dirla tutta, sono un po’ banali. Per quel che concerne il suo ex allenatore Roberto Mancini, Balotelli dice: «Non parlo con lui da quando ho lasciato il club. Mi piace, è stata un’importante figura nel mio sviluppo come giocatore, mi piace come persona e come allenatore. Sì, abbiamo avuto delle incomprensioni, ma tra noi non c’è nulla di male e queste cose accadono. Lavorerei ancora con lui».

Mario e il futuro – La cosa che più mi ha stupito in quest’intervista (ma forse è colpa mia che sono troppo naïf) è il fatto che, alla domanda se mai tornerà a giocare in Premier League, la sua risposta è stato un «sì» secco, diretto come precisa il giornalista. Benché si trovi nella squadra che tifa e che, tutto sommato, nemmeno lo paga poco profumatamente, Balotelli vede il suo futuro lontano dal Milan, pur conscio delle sue responsabilità attuali nei confronti della squadra.

Mario e la sua immagine pubblica – Mario si è molto lamentato dei fastidi che gli procura la notorietà. D’altra parte, nell’intervista non sembra modesto, seppur piuttosto lucido e talvolta inaspettatamente maturo. Ad esempio, per quel che riguarda la lotta al razzismo, Balotelli dice: «Non penso che sia un gran peso [essere un simbolo dell’Italia multietnica]. Vivo la mia vita, ma, sì, è sicuramente qualcosa di cui sono consapevole. E implica alcune responsabilità, suppongo, ma io non mi sento di essere un gran modello di vita, solo che posso essere un esempio per le persone mostrando che possono vivere la loro vita come vogliono». Insomma, è Balotelli stesso nell’intervista a ridimensionare il fenomeno del razzismo e il suo stesso ruolo “sociale”, come qualcosa da lasciare da parte per pensare piuttosto al calcio giocato.

Mario e i suoi modelli – E’ bizzarra la scelta di modelli di vita che Balotelli sceglie per sé: papa Bergoglio, Mike Tyson e Ronaldo (quello originale, il brasiliano). Inoltre, dice che vorrebbe «che il mio lato cattivo fosse ancora più cattivo. Vorrei far veramente incazzare le persone. Sul campo da gioco, intendo. Qualche volta penso che debba essere un po’ più duro…».

Nell’intervista si trattano altri argomenti che variano dal mondiale in Brasile a Super, il maialino domestico di Balotelli. A me sembra che due cose siano di interesse per noi milanisti. La prima, ovvia, è che prima o poi vedremo Balotelli lasciare la maglia del Milan: era qualcosa di assai prevedibile, vista la mala parata delle ultime due stagioni. Tra l’altro, esprime soddisfazione per il ruolo di Barbara nel club in maniera poco convincente.

Dall’altro lato, come fa notare il giornalista Matt Barker, sembra un Balotelli certo non modesto ma lontano dallo stereotipo del calciatore arrogante che si è creato in Inghilterra, inoltre un certo understatement in alcune risposte (non tutte, a dire il vero) lo fanno sembrare meno sciocco di come lo descrivono i suoi detrattori. Fino a qualche partita fa, questa maturità non si vedeva mica tanto, a dire il vero. Il punto è che se anche Mario si mettesse sulle spalle la squadra, non resterebbe a Milano tanto a lungo per diventarne un idolo e per fare veramente, nel lungo periodo, la differenza e la storia.

Io a Balotelli – nonostante tutto – sono affezionato. E’ milanista, è forte e gioca nel Milan, e per noi romantici questo potrebbe essere un bel problema.