Il Cagliari è giunto come manna dal cielo per Adrianone nostro. La prevedibile vittoria aveva scatenato nei giorni precedenti la partita i pezzi forti del repertorio gallianesco, tipo la rievocazione di trionfi appartenenti al paleolitico, il ricordo dei due anni disastrosi del decimo e undicesimo posto dai quali poi scaturirono nuovi trionfi, i meriti di Silvietto in tutto ciò e, ovviamente, i meriti suoi – l’appropriazione di paternità dell’intuizione Menez è stata qualcosa di sublime, un capolavoro. Non va poi così male insomma, a sentire lui. E’ sempre rilassante ascoltare le analisi ovattate e rassicuranti dell’Adrianone nostro nelle occasioni in cui decide di aprire bocca (rigorosamente mai dopo una sconfitta, puntualmente sempre dopo una vittoria oppure prima di una partita sulla carta facile), poi però, come sempre, arriva la dura realtà: come sapete ho saltato pure questa partita, highlights compresi, ma ho letto che col Cagliari, nonostante la vittoria, abbiamo stentato, rischiato il pareggio e assestato il colpo di grazia decisivo grazie a un rigore inesistente. Solito Adrianone, solite cose, solito Milan.

Ma i discorsi importanti in questo momento sono altri. Almeno per me. Ad esempio, adesso, ciò che più mi interessa è conoscere il destino della società. Sarà venduta? Interamente o a tranci? A chi? Devo dire che sto lentamente cambiando idea, nel senso che la nausea verso questa società, o meglio verso le facce che rappresentano questa società, sta avendo il sopravvento sulla paura di finire nelle mani sbagliate. Mi sto convertendo al Beeismo, insomma. Lentamente ma inesorabilmente.

Mettiamo però che non cambi nulla. Mettiamo cioè che gli attuali sciagurati vertici societari restino i medesimi, o che Silvietto continui a detenere almeno il pacchetto di maggioranza per i prossimi due o tre anni, mantenendo così la facoltà di prendere l’ultima decisione su tutto. In questo caso, le voci sul nome dell’eventuale successore del palesemente impreparato Pippo potrebbero essere autentiche, o per lo meno non totalmente fasulle. E ultimamente di voci ne sono girate parecchie. A parte la solita ridda di nomi più o meno improbabili (a Mihajlović non credo manco se vedo il contratto firmato, anche se andrei a prenderlo personalmente a Genova in bici), in questi giorni ha preso piede l’ipotesi Sarri, allenatore del’Empoli di cui si dice un gran bene e che molti cacciaviti si dichiarano disposti ad accogliere con grande entusiasmo (forse per divorarselo con calma durante la stagione, pezzetto dopo pezzetto). Con Sarri, che indubbiamente fa giocare bene il suo Empoli, arriverebbero il pupillo Valdifiori – trentenne non si sa perché spacciato per giovanissimo – e un nugolo di under 24 di supposto talento  pronti ad abbeverarsi alla fonte calcistica di questo tecnico napoletano, accreditato dalla stampa e dai cosiddetti esperti di notevoli doti da autentico maestro di pallone.

sarri

So perfettamente che il Milan in questo momento è ciò che è, quindi accoglierò qualsiasi cambiamento con la dovuta curiosità. Ma in tutta franchezza devo anche dire che Sarri e la sua ipotetica banda di ragazzotti mi attizzano come un piatto di riso scondito. Come Charlize Theron nel film Monster. Come il tennis dacché Federer non è più Federer. Lo stesso vale per i nomi dei giovanotti che sono stati fatti (Baselli è interessante, ma ho notato che spesso nell’Atalanta parte dalla panca: qualcosa vorrà pur dire). Il riso scondito è sano, talvolta me ne nutro, prima di una corsetta è l’ideale, ma non è che mi lecchi i baffi battendo i manici delle posate sul tavolo trovandomelo di fronte. Ho trovato il film Monster interessante poiché conoscevo i fatti di cronaca che l’hanno ispirato, ma insomma, la splendida Charlize preferisco vedermela al naturale piuttosto che trasformata in un cesso per esigenze di copione. E il tennis è sempre divertente, ma è superfluo spiegare che cos’è stato Federer per quello sport e per me. In parole povere: l’ipotesi Sarri è accettabile, meglio senz’altro della surreale mania di consegnare il Milan ai milanisti e dei fallimentari tentativi di crearsi l’allenatore in casa, ma se devo dire che l’attuale allenatore dell’Empoli sarebbe la scelta dei miei sogni beh, proprio non sono in grado. Con tutto il rispetto per il professionista che Sarri sicuramente è.

Saranno pure tutte voci infondate – il vocio infondato che avvolge il Milan negli ultimi anni è di gran lunga superiore come intensità al vocio che l’ha avvolto in tutto il resto dell’era berlusconiana – ma, comunque, un’occhiata al curriculum di Sarri l’ho concessa. Pur non credendoci troppo e neppure essendo particolarmente eccitato all’idea, era il minimo che potessi fare per purificarmi un po’  la coscienza dal rimorso per avere ignorato la squadra per buona parte di questa stagione: Sarri non è vecchio ma, se la gavetta affrontata è la conditio sine qua non pretesa dal sempre più spazientito tifo cacciavite, il tecnico napoletano dovrebbe esaudirla appieno. Consultando Wikipedia e spostando l’attenzione sulla colonnina di destra alla voce “Carriera da allenatore”, il colpo d’occhio è impressionante: la varietà di colori ricorda vagamente un costume da Arlecchino, ha cambiato più squadre Sarri che partners sessuali Rocco Siffredi, ha occupato più panchine lui di un pensionato al parco pubblico (dei pensionati pre-riforma Fornero, almeno). Notevole davvero. Ci divoreremo certamente anche questo tizio, ma almeno saprà d’esperienza. Un gusto nuovo, se non altro.