L’ho pensato anche io che cinquanta cocuzze per Bacca e Bertolacci sonoeuro tante, forse troppe. Chiunque l’avrebbe pensato. Il primo è un attaccante di cui nessuno fino a poco tempo fa aveva sentito parlare, a parte i cosiddetti esperti di calcio internazionale – e forse neppure quelli. Uno che prima di sfondare aveva fatto il pescivendolo e il bigliettaio d’autobus, mestieri senz’altro dignitosi ma non esattamente trampolini ideali per tuffarsi nel calcio che conta. Il secondo è un giovane di buone speranze e altrettanto buone qualità, reduce da una stagione strepitosa; giocata però nel Genoa, in una realtà di seconda-terza fascia e in un contesto particolarmente favorevole. Un giovane che la Roma ha stranamente preferito cedere per monetizzare anziché tentare di sfruttarne il talento di cui è accreditato. Dunque, i miei ed altrui dubbi sul costo delle operazioni sono più che legittimi. Ma un conto è nutrire qualche dubbio che alle prime belle giocate e alle prime doppiette si dissolverà come per magia, un altro è farne una malattia. Che non si tratta di soldi nostri sarà il mio tormentone, poiché se si vuole rinforzare una squadra mediocre come la nostra, bisogna spendere. Tanto. E correre dei rischi. Quando Adrianone vagava per il pianeta offrendo caschi di banane ci incazzavamo (giustamente), ora che il braccino si è allungato un po’ non vedo perché dovremmo rovinarci il fegato. Non capisco perché quaranta milioni per Kondogbia, uno che probabilmente ti cambia la vita ma non è sicuro, dovrebbe essere una cifra congrua, mentre appena dieci milioni in più per Bertolacci e Bacca, due che forse la vita non te la cambiano ma certamente possono dare un contributo importante per migliorarla, dovrebbero essere un’esagerazione. Silvietto e Adrianone devono togliersi dai coglioni al più presto e le figuracce degli ultimi anni non verranno di certo cancellate da questi ultimi buoni acquisti, né dagli auspicabili prossimi, però, almeno noi, cerchiamo di considerare positivo ciò che oggettivamente lo è. Perlomeno fino a quando l’insindacabile giudizio del campo non avrà stabilito il contrario.

corsportSia ben chiaro, non ce l’ho con chi dimostra eccessive perplessità per i milioni spesi: lo sapete, per me le opinioni intellettualmente oneste dei cacciaviti, quand’anche io non le condivida, sono sacre. Quelle invece degli addetti ai lavori, che nella stragrande maggioranza dei casi non sono intellettualmente oneste, mi fanno innervosire. Ad esempio, ed è uno fra tanti, un titolo come quello del Corriere Dello Sport (“Follie Milan”) e il successivo strampalato paragone con il costo che fu di Kakà (uno dei giocatori più a buon mercato della Storia in rapporto al valore tecnico, quindi paragone fuori luogo), è una porcheria. Ora, a me non piace il vittimismo, quella sindrome d’accerchiamento mediatico tipicamente interista – e ahinoi, ultimamente un po’ anche milanista – che serve soltanto a crearsi degli alibi e farsi prendere per il culo da chi si porta a casa i trofei, però non posso fare a meno di notare un certo rancore nei nostri confronti da parte di buona fetta dei media. Un rancore peloso, vagamente vigliacco. Onestamente non saprei spiegarne la ratio, magari si tratta di avversione politica nei confronti di Silvietto (che potrei condividere, ma se mi si tira in mezzo il Milan non condivido più), oppure di una specie di vendetta da parte di qualcuno che nel passato è stato trattato a pesci in faccia da Adrianone (praticamente si tratta di un esercito di persone) e che ora, vedendolo non più potente come un tempo, si diverte a rendergli pan per focaccia. Però questo rancore esiste, è evidente. Poiché si possono fare benissimo le pulci al mercato del Milan criticandone il costo eccessivo, per carità, è diritto-dovere di ogni cronista; ma quello che stride è il silenzio assordante (quando non vi è esaltazione) che accompagna ovunque il costo dei mercati svolti da altri. La Juve, spendendo 40 milioni per Dybala – uno bravo senza dubbio, che però non ha ancora dimostrato nulla -, “mette a segno un grande colpo” e nessuno osa avanzare dubbi sulla congruità della spesa. I trenta milioni sborsati dalla Roma per il flop Iturbe – che per ora flop lo è senza se e senza ma – stranamente nessuno li ha mai giudicati una follia. Doppiopesismi, appunto.