Italy's former prime minister Silvio Berlusconi attends a session at the Senate in RomeDopo la sconfitta di sabato sera contro i gobbi, Silvietto ha ribadito che il motto del Milan è e rimane quello già espresso da Adrianone giorni addietro: chi vince parla e chi perde tace. Un motto che la dice lunga sul coraggio, la serietà, la lucidità di questa società. Per non parlare del rispetto di essa nei confronti di noi tifosi; che saremo pure in larga maggioranza dei rompicoglioni, non evoluti, viziati e quant’altro, ma magari ci accontenteremmo anche di poco e qualche volta, forse, gradiremmo che qualcuno che non sia l’allenatore-parafulmine ci spieghi come sono andate le cose. Con due parole, non pretendiamo tanto. Magari raccontando le solite balle; ci incazzeremmo comunque, ma ci sentiremmo un po’ più considerati (pensa un po’ a che punto siamo arrivati).  Che poi, se sapessimo che dietro a questa scelta di tacere ci fosse un vulcano in procinto di eruttare, un apparato vivo, organizzato, intento a leccarsi le ferite ma nel contempo desideroso di ripartire e sbaragliare la concorrenza, questo silenzio potremmo anche comprenderlo, farcelo in qualche modo piacere. Okay — diremmo — tacete pure, non fate volare una mosca, sappiamo benissimo che dietro le quinte state facendo il diavolo a quattro quindi vi lasciamo lavorare in pace. Ma la verità è che dietro le quinte non c’è un cavolo di niente, a parte incompetenza, presunzione, arroganza e menefreghismo. E abbuffate da Giannino.