Dopo la vittoria di sabato sera sono esplosi i soliti cori d’entusiasmo. Tutte cose già viste, destinate a dissolversi alle prossime gare insoddisfacenti e riapparire dopo qualche altra prestazione positiva. Mantenere un certo equilibrio nei giudizi, evidentemente, qualsiasi sia l’opinione di chi li esprime, pare sia estremamente complicato.

cappello_pompiereInviterei gli entusiasti a calmarsi un po’: la Samp era in evidente difficoltà psicofisica e il Milan soltanto alla seconda partita convincente di campionato (su 14). L’altra partita convincente era stata disputata e stravinta contro una squadra anch’essa malaticcia, la Lazio, che peraltro ha confermato di esserlo anche successivamente. Sarebbe dunque sciocco prendere a pretesto la gara di sabato scorso per dimenticare gli storici problemi del Milan e coloro che da anni fanno pochissimo per risolverli e tantissimo per fregarsene. Il Milan resta una squadra costruita male, afflitta da deleterie ambiguità societarie che generano un caos e un immobilismo che inevitabilmente non potranno non riflettersi su mercati, gioco e risultati futuri.

Esaurito il mio compito di pompiere, devo ammettere che sabato scorso mi sono divertito come non accadeva da tempo. Secondo me contro la Samp abbiamo giocato meglio che contro la Lazio. Ammetto che la mia passione per il 4-4-2 possa influire sul giudizio: vedere quelle due belle linee a quattro muoversi (quasi) compatte lungo il campo, e le due punte (due punte vere, alla faccia del falso nueve) piazzarsi là davanti a coprire per poi ripartire e fraseggiare con i compagni, mi ha reso felice. E anche un po’ nostalgico. Ma, obbiettivamente, al di là dei miei gusti personali,  la squadra si è mossa bene, gli uomini sembrano più adatti a questo modulo rispetto ad altri provati in precedenza — certamente  più rispetto a quello che prevedeva un trequartista senza che ne avessimo l’ombra in rosa —, e tutti, allenatore compreso, sembrano più convinti di quello che fanno. Inoltre, al di là del cambiamento di modulo la cui efficacia avrà bisogno di ulteriori test, la classifica non è da buttare, il calendario ci sorride e i gol incassati stanno calando partita dopo partita (18 subiti in tutto, e sono tanti, ma soltanto cinque nelle ultime sette partite). Insomma, se non c’è motivo di gonfiare il petto e fare i gradassi, non ce n’è neppure uno per non credere in un futuro migliore rispetto agli anni scorsi.

Napoli-Inter. E’ andata come speravo, ha vinto sempre il male ma almeno lo ha fatto quello minore. Una partita non bellissima ma intensa, in bilico fino al novantaquattresimo. Il Napoli ha più qualità, l’Inter più forza fisica e due palle smisurate; di certo due squadre toste, mi pare evidente che saranno loro a giocarsela fino alla fine. Che cosa ha fatto la differenza? Un clamoroso Higuain e, finalmente, una sfiga galattica che alla fine ha colto i neroazzurri (due pali negli ultimi due minuti). Senza l’argentino probabilmente avrebbe vinto nuovamente l’Inter, magari col solito golletto di culo seguito da un tremendo catenaccio, mentre senza la sfiga dei due pali finali la gara sarebbe finita in parità. Ma Higuain gioca nel Napoli, e i pali fanno parte della porta.

Coppa Italia. Stasera spezziamo le reni al Crotone. Non c’è altro da dire.