SALA D’ATTESA – Se la scena non la ruba la demenza senile….

Tra agosto e settembre sono stati 9 punti in 7 partite. Ora sono 15. 4 sconfitte a 0.
Abbiamo battuto Inter e Fiorentina, abbiamo pareggiato a Napoli.

sinisaSe non c’è da sparare botti stile capodanno, quantomeno c’è da togliersi le mani dai capelli che ci stavamo strappando. Il Milan sta prendendo forma, il Milan di Mihajlovic.
Una squadra grintosa e cazzuta, che va a coppie: escluso Gigio laddietro da solo, abbiamo due centrali che sanno stare al mondo, con delle riserve su cui, se non li sorprende la narcolessia, possiamo affidarci in caso di emergenza; d’altronde, uno dei due ha l’artrosi, l’altro a scuola prende le malattie dagli amichetti, sono comprensibili…
Le fasce non sono malvagie; la sinistra è decisamente buona, con Antonelli dietro che ha ormai relegato in panchina il paralitico De Sciglio (ah, i 20 mln del Real di Carletto……. ) e Bonaventura davanti, leva-castagne in più di un’occasione quest’anno. A destra ci manca un’ala come Dio comanda, ma per qualche strana congiunzione astrale, l’asse Abate-Honda pare abbia una sua alchimia, una sua quadra, che funziona, almeno ora.
Nei due centrali di centrocampo, Monto-Kuco, manca uno coi piedi buoni che crei gioco; vero che in Italia non è fondamentale, ma sarebbe alquanto utile, dato che ora “quello coi piedi buoni” (sarebbe montolivo ndr) fa il recuperapalloni professionista e stop, un Gattuso ingentilito insomma.
La coppia d’attacco titolare ha un buon feeling, anche se spesso, per larghi tratti di partita, sembra stiano li a pascolare per il campo. Però con la differenza che uno è un killer, 13 gol su 38 tiri, l’altro è un po’ più scarso, e spesso prende pali…

Niente botti, dicevo all’inizio. Si perchè, in fin dei conti, non è una squadra che può ambire a chissà che risultati, ma ora è UNA SQUADRA. Non 11 pseudo calciatori che la domenica si mettono la stessa maglia e prendono a pedate un pallone nello stesso prato; è un gruppo più affiatato, con le sue mele marce – perchè Mariolone e Menez quest’anno lo hanno preso di ferie – ma unito, verso un obiettivo comune.
Obiettivo che ad inizio stagione era il quinto posto, poi una volta arrivati sesti (e con la finale di coppa Italia quasi garantita) è diventato il terzo, ora è il filotto – impensabile, salvo essere la Juve..ma noi NON SIAMO la Juve – di vittorie fino a fine campionato.
Ieri Betis diceva che l’obiettivo dev’essere SMART, come la foto qui vicino. Io l’inglese lo parlo, magari il nostro presidente meno – o forse, più semplicemente, sarà che lui preferisce le Escort alle Smart – fatto sta che Silvio questo concetto pare non averlo capito. Ogni volta che facciamo qualcosa di buono, che l’allenatore fa qualcosa di buono, apre bocca. PER DIRE CAZZATE. Credo che mai come quest’anno tutti i tifosi milanisti (vabbè, a parte qualche solita olgettina, ma li è una battaglia persa), si sia reso conto della situazione e stia con l’allenatore. E non perchè fosse affezionato alla sua figura o alla sua storia da giocatore, ma perchè vede che sta costruendo qualcosa. E anche i giocatori stanno facendo quadrato attorno a lui. Per assurdo, sembra che anche un buon 80% dei giornalisti (i prezzolati e leccaculo non mancano nemmeno qua) stia seguendo questo life-motiv.
Che non gli stia simpatico l’abbiamo capito, ma non capisco il perchè di queste sue continue, inutili e destabilizzanti esternazioni. Quando vanno male le cose si lamenta, quando vanno bene sembra Zamparini…è controproducente per il Milan stesso, la società, l’immagine che ne da. O forse, come titolavo, è la demenza senile. L’età c’è, la condizione fisica anche, chissà che trovi un medico bravo che gliela diagnostichi e nell’ultimo barlume di sanità venda il Milan, ad un riccone…perchè se aspetta di vedere le altre due finali di Champions che mancano, i casi sono due: o la cura per la criogenia e l’immortalità è in fase avanzata, o davvero non ci sta capendo più un cazzo…

é stato bello Silvio, ora se non hai interesse a giocare, non fare il bambino geloso ma vendi il Milan a chi ha davvero interesse a riportarlo ai fasti di un tempo.