Mentre  anche l’agente di Berardi ha voluto versare qualche lacrima sugli episodi di domenica scorsa, dimenticando che il suo assistito avrebbe meritato cartellini gialli in varie altre occasioni oltre a quella immeritata da lui menzionata, e mentre una nostra vecchia conoscenza ha trovato il modo per rendersi ridicolo per l’ennesima volta lanciando un’inutile petizione in rete contro Massimo Ambrosini, il Milan pare sia rimasto vittima della micidiale malattia che l’ha colpito negli ultimi anni: lo slittamento. Al Milan, negli ultimi anni tutto sembra slittare. Slittava mister Bee, slittano questi nuovi cinesi. Neppure in Alaska si è mai slittato così tanto.

L’impulso del primo momento, appena letta la notizia dell’ennesimo slittamento del closing, è stata quella di correre a documentarmi. Ho pensato: che cazzarola mancherà stavolta? Autorizzazioni? Soldi? Prostitute per suggellare l’accordo con Silvio? Ma è stato soltanto un momento, la voglia di occuparmi della faccenda è morta all’istante. Mi sono detto: ma chi me lo fa fare? Dei milioni mancanti, delle autorizzazioni del governo cinese, di Silvio e le sue puttane, dei cinesi, degli eventuali trucchetti di Fininvest (anche se al rientro di capitali continuo a non credere), non m’importa più una mazza. Insomma basta, non ne posso più, mi arrendo. Fino a poco tempo fa non avevo nascosto un certo fastidio per il tafazzismo dilagante, il pessimismo cosmico che stava pervadendo  una certa parte del tifo cacciavite in merito alla cessione ai cinesi, ma dopo quest’ultima vicenda alzo ufficialmente bandiera bianca.  Qualche tempo fa avevo pure scritto un post in cui in qualche modo mi prendevo gioco di un’inchiesta della Gazza nella quale si metteva fortemente in dubbio la serietà di questi misteriosi futuri acquirenti; la Gazza resta un giornalaccio, sia chiaro, ma, se ci è rimasto un briciolo di cervello, il timore che quella volta l’avesse azzeccata non può non cominciare a farsi strada in ciascuno di noi.

Perché qui non si tratta soltanto di comprare oppure no. Magari questi tizi alla fine compreranno, se non sarà venerdì sarà fra un mese o due, non è questo il punto, non è questo ciò che fa paura. Ciò che fa paura è la sensazione di essere in procinto di finire nelle mani di personaggi che stanno dando prova di sciatteria da competizione, tale e tanta da offuscare quella con cui è stata condotta la società negli ultimi dieci anni. In poche parole, il timore, o meglio il terrore, è di finire dalla padella alla brace. In una situazione del genere, riuscire a trattenere Donnarumma sarà obbiettivamente  un’impresa. Disperata.