Non è mia abitudine scrivere post di auguri di buon compleanno ai nostri giocatori importanti, ex o attuali che siano. Gli anni si compiono una volta all’anno e, grazie a Dio, di giocatori importanti ne abbiamo avuti a bizzeffe: se ci mettessimo a fare auguri a ognuno di loro non la finiremmo più. Tuttavia qualche eccezione è giusto concedersela, almeno quando l’età raggiunta dal festeggiato è, diciamo così, importante, e soprattutto quando il festeggiato lo è ancora di più. Paolo Maldini, Paolino, il mio terzo vero capitano in ordine cronologico, oggi ne compie cinquanta. O mezzo secolo se vogliamo, che detta così fa ancora più impressione. Ricordo nitidamente quando Nils Liedholm lo fece esordire in serie A ad appena diciassette anni contro l’Udinese, per sostituire la promessa mancata Sergio Battistini. Probabilmente aveva il fuoco dentro dall’emozione in quel momento, Paolino, ma non lo diede a vedere: si posizionò sulla fascia destra e con sicurezza fece pienamente il proprio dovere da rookie: qualche tackle, qualche sgroppata, qualche passaggio e, ovviamente, qualche errore; un buon esordio, tutto sommato. E’ chiaro che nessuno all’epoca avrebbe potuto prevedere con esattezza ciò che poi sarebbe diventato, ma le speranze erano molte: i geni paterni, le doti fisiche e tecniche, l’atteggiamento in campo, la serietà, tutti elementi che difficilmente avrebbero potuto tradire le aspettative. E infatti non le tradirono, anzi, andarono oltre: 25 anni di carriera professionistica,  902 presenze nel Milan, 126 in nazionale, 7 scudetti e 5 Champions League, più supercoppe e coppette varie, un carisma ipertrofico esercitato su compagni e avversari, un equilibrio nella gestione delle vittorie, ma soprattutto delle sconfitte, con pochi eguali. Un calciatore impressionante, un terzino sinistro mostruoso in entrambe le fasi di gioco, uno dei più grandi di ogni epoca, un centrale difensivo meno forte, anche per l’avanzare dell’età, ma comunque assolutamente grandissimo. Inoltre un capitano straordinario.

Certo, Paolo Maldini ha anche dei difetti. Le ginocchia, per esempio, che lo hanno costretto a interrompere la sua carriera in nazionale prima ancora che quella da professionista (entrambi gli impegni erano diventati devastanti per quelle articolazioni logorate dal tempo e dalle mille battaglie). Il lato snob del suo carattere, che lo ha reso inviso a una parte della tifoseria ultras, e che portò quest’ultima alla vergognosa sceneggiata che sporcò in modo indelebile il giorno del suo triste addio al Meazza. Quello stesso lato snob che non ci ha permesso di avvalerci della sua presenza in società in questo momento delicato: se fece bene o male a rifiutare le proposte di Fassone è difficile dirlo, si tratta di scelte personali,  ma è innegabile che il confronto con la voglia di Rino di dare una mano sia stato abbastanza stridente.

Spero che i nuovi sviluppi circa l’eventuale nuovo cambio di proprietà ­­— di cui non faccio menzione perché le indiscrezioni che si stanno accavallando stanno francamente annoiandomi — portino Paolo a ritornare in società in un ruolo a lui gradito. Poiché di lui, di gente come lui, c’è un gran bisogno dopo questi ultimi anni assurdi (e non mi riferisco soltanto al periodo cinese). Per sistemare le cose, per spiegare a giocatori, dirigenti e proprietari, giornalisti, a chiunque avrà a che fare con il Milan, che cos’è precisamente questa squadra, poiché è fin troppo palese che, ultimamente, questo aspetto sia andato perduto.

Buon compleanno Paolino. Ti voglio bene.