Il Sassuolo è riuscito, in parte, a rovinarci la festa dei 120 anni. Non per il gioco, in quello è stato per larga parte surclassato, salvato principalmente dai nostri atavici problemi a buttarla dentro. La festa è stata rovinata dal risultato, più che altro. E un pochino anche dall’arbitraggio.

Giusto ricorrere al VAR, il mezzo esiste, è prezioso e va assolutamente  utilizzato. Trovo molto strano però che ci si sia ricordati  della sua esistenza soltanto in occasione del gol del Milan e non in quella del fallo di mano in area del difensore in marcatura su Musacchio. Secondo me il gol di Theo era regolare e l’episodio con Musacchio protagonista era da rigore, ma io la vedo da tifoso intellettualmente disonesto, non è questo il punto. Il punto è che un’altra occhiatina al VAR non sarebbe costata nulla all’ineffabile Manganiello. La versione ufficiale letta un po’ ovunque è che l’arbitro avesse fischiato il contatto fra i due prima del fallo di mano, ma è una bufala, non regge, poiché è del tutto evidente che gli eventi accadano in contemporanea. Non è la prima volta che avviene in una nostra partita questo bizzarro fenomeno: azione potenzialmente sfavorevole al Milan, il VAR c’è, è lì bello pronto, efficiente e spietato;  azione potenzialmente favorevole al Milan, il VAR non c’è più, puff, dissolto,  rubato, chi sia stato non si sa, forse quelli della mala, forse la pubblicità. E’ come se la curiosità pervada i nostri arbitri soltanto in alcuni determinati casi. Urgono arbitri donna, la cui proverbiale curiosità non farebbe sicuramente distinzioni di casacca ( se non fosse che ci leggono soltanto quattro gatti, e che quei quattro sono dotati di un minimo di senso dell’umorismo, ora pioverebbero accuse di sessismo a iosa).

Esiste  anche un problema di cartellini gialli, che lì per lì seccano il giusto ma alla lunga  portano seco diversi altri problemini: possono diventare rossi durante la gara, limitare enormemente gli interventi difensivi dei giocatori, portare a squalifiche per le gare successive. Non a caso, la distribuzione apparentemente a cazzo dei cartellini era uno dei numerosi truffaldini espedienti all’interno del sistema Moggi; un modo rapido, poco appariscente, efficace per metterla in quel posto all’avversario più pericoloso in classifica. Orbene, noi conosciamo  a fondo l’animus pugnandi dei nostri beniamini, osservandone le gesta ogni maledetta giornata di campionato o quasi: non si tratta precisamente di guerrieri spartani, mettiamola così. Ma mettiamoci nei panni di chi non gode del nostro privilegio, quello di essere milanisti intendo, e si limita giustamente a osservare le statistiche senza bearsi dello spettacolo calcistico che siamo soliti offrire: deve sicuramente pensare che  i Bad Boys anni ’80 — i Detroit Pistons di Isaiah Thomas, Bill Laimbeer e compagnia — si siano reincarnati nei giocatori del Milan odierno. Autentiche belve assetate di sangue, devono sembrare i nostri ragazzi agli occhi di chi non li segue assiduamente. Le statistiche sono impietose: secondi nelle ammonizioni, 50 contro le 51 del Bologna; secondi nelle espulsioni, 5 contro le 6 del Genoa. Inoltre siamo l’unica squadra della massima serie il cui capitano, per ottenere l’onore di conferire con l’arbitro, si scorda costantemente di farsi prima annunciare da un araldo di corte, beccandosi così la puntuale, meritata ammonizione.

Non voglio sembrare piangina. E’ una specialità che appartiene ad altri, sia mai che mi metta a competere con chi vanta diversi anni di attività in più rispetto a me. Esprimo soltanto la mia perplessità sul fatto che la società sembra non rendersi conto delle ingiustizie perpetrate sistematicamente ai nostri danni (o magari se n’è resa conto e non  considera la cosa così importante, ci sta), e ho voluto buttare già qualche riga di sfogo. Mi si consenta questo diritto, almeno.  So benissimo che 16 gol in 16 gare sono pochissimi e non è certo colpa di fantomatici complotti pluto-giudaico-massonici se le cifre sono queste. Però insomma, la forza di una società viene misurata anche dal suo limite di sopportazione alle prese per il culo, detto papale papale.