La stagione da poco conclusa per noi milanisti è stata un’esperienza estenuante, ma ricca di soddisfazioni: in Champions dopo una vita, addirittura da secondi, quando in griglia di partenza eravamo partiti dalla terza fila; eliminati senza sfigurare, forse anche immeritatamente, agli ottavi di Europa League da una signora squadra; battute in campionato almeno una volta squadre che negli anni passati ci avevano umiliato regolarmente. Il tutto con una rosa fra le meno costose e più giovani d’Europa, decimata per di più da una delle più devastanti serie d’infortuni che la storia ricordi. Ho sofferto come un cane quest’anno, specialmente quando abbiamo cominciato a rallentare e gli indebitati ci hanno sorpassato, ma ora che è tutto finito posso tranquillamente dichiararlo: mi sono divertito come da troppo tempo non succedeva.

E’ finita, finalmente. Ora posso rilassarmi un po’, anche se so già che non sarò all’interno di  una compagnia troppo numerosa. Quella dei rilassati, intendo. Noto già tanta ansia in giro, un’ansia che si taglia col coltello. Il periodo di calciomercato è il peggiore per chi, come me, detesta i cosiddetti esperti e le balle da essi sparse. L’estate del calciomercato è un urticante proliferare di condizionali e di notizie per l’ottanta per cento dei casi farlocche. Staccare completamente la spina è impossibile — mentirei se dicessi che non mi tengo informato. E allora, come mi difendo? Assegnando alle notizie l’importanza che meritano. Lo sto facendo da anni, abbozzando qualche risata di disgusto fra me e me e commentando soltanto le comunicazioni ufficiali. Si trascorre un’estate migliore così facendo, credetemi.

L’ingaggio di Maignan è ufficiale, su questo non ci piove. Si tratta del portiere campione di Francia col Lilla, riserva di Lloris e suo successore, a meno di sorprese, nella nazionale campione del mondo. Il ragazzo è giovane (25 anni, beato lui), dicono bravo, sicuramente alto e grosso (191 centimetri per 90 chili). Come sapete sono pieno di  pregiudizi calcistici: i greci, i turchi e gli asiatici sono pippe, gli africani sono per lo più incostanti, e i pochi che non lo sono devono comunque disputare quella cazzo di Coppa d’Africa ogni due anni nel pieno del nostro campionato. Poi chi c’è? Ah sì, gli ex jugoslavi, che sono pazzi (ma li adoro).  Cose già dette. Non mi pare tuttavia di avervi mai detto della mia scarsa fiducia nei portieri di colore: ebbene sì, ho anche questo di pregiudizio. Spero di essere presto clamorosamente smentito da Supermike.

Altro di ufficiale per ora non c’è. Vengono dati quasi certi i riscatti di Tomori e Tonali e pare che quel tipo che spesso e volentieri usciva a farfalle all’interno della nostra area si accaserà al PSG per una valanga di milioni. Ultimamente ero convinto che dietro ai suoi tentennamenti ci fosse la Juventus, mentre all’inizio l’avevo escluso categoricamente. Utilizzando la medesima tecnica di quegli espertoni professionisti di mercato che tanto detesto, ossia affermando tutto e il contrario di tutto, alla fine ho indovinato.

Ci sarebbe pure il riavvicinamento di Calhanoglu, l’altro simpaticone dal contratto  lasciato scientemente scadere (poiché di questo si tratta, non di dirigenza incompetente e boiate simili che si leggono in rete). Il suo problema però, a differenza dell’altro tizio, è che probabilmente non se l’è filato nessuno, per lo meno nessuno che militasse in un campionato decente. Chissà, forse perché sei mesi di gioco accettabile ogni quattro anni e una buona fase difensiva non sono stati considerati sufficienti per giustificare le cifre da lui pretese. Francamente avrei preferito liberarmene,  perché come calciatore mi piace quanto la musica trap e perché la telenovela relativa al contratto mi ha irritato non poco. Vediamola così: avremo un elemento già inserito nel gruppo e nel gioco, più risorse da indirizzare nelle zone di campo da migliorare — cioè quasi tutte —  e non strapagheremo  l’esagerazione che un calciatore mediocre aveva preteso in un primo momento.

A proposito della stomachevole doppia vicenda dei contratti: sono convinto che essa  abbia disturbato (eufemismo) non soltanto noi tifosi. La squadra è giovane e non vive su Marte: al di là delle dichiarazioni pubbliche, certi tira e molla non devono esserle stati d’aiuto, soprattutto nelle fasi più calde del  girone di ritorno. Per fortuna tutto è andato per il meglio, ma è innegabile che siamo stati a un pelo dal dilapidare  quanto di buono era stato a lungo fatto.  Un lavoro di un anno e mezzo, non di un mese o due, quasi buttato nel cesso anche (secondo me soprattutto) per colpa di due (o più) avidi individui. Non li perdonerò mai, sia il turco sia l’altro tizio di cui non ricordo il nome.

Concludo sulla nazionale. L’ho amata sin da bambino, sono diventato suo tifoso ancora prima di diventarlo del Milan. E’ la mia natura, amo l’Italia e gli italiani, anche se questi ultimi spesso mi fanno incazzare a livelli assurdi,  e tifo istintivamente tutto ciò che di azzurro vestito si muove (o di rosso dipinto, quando si tratta di Formula 1). Tiferò come sempre per l’Italia agli europei, ma capirò chi tiferà contro poiché, per lo meno per un milanista, ci sono diversi elementi difficili da digerire in  quel gruppo di giocatori. Portiere il cui nome continua a sfuggirmi compreso.