A costo di risultare pedante, mi ripeterò: manca ancora un mese e mezzo alla fine del mercato. C’è ancora tanto da fare — cessioni, acquisti, prestiti, rinnovi — e non c’è motivo di credere che non verrà fatto. Lo ricordo più che altro a beneficio di coloro che si stessero lamentando o  manifestando perplessità per le operazioni finora svolte dal Milan. Operazioni che comunque sono state numerose, infinitamente più numerose rispetto a quelle portate a termine da tutte le altre squadre di serie A, le quali, a oggi, stanno ancora muovendo poco o nulla. Le speranze degli avversari e lo scetticismo di parte del nostro tifo, quello perennemente scontento, preoccupato, impaurito, riguardano il fatto che la maggioranza del denaro speso finora (si parla di una sessantina di milioni) sia stata impiegata per riscatti, sostituzione dell’ex portiere e acquisti di riserve. Il Milan, in questo momento, è più debole rispetto allo scorso anno, questo è più o meno ciò che sto leggendo da più parti. E ovviamente è già partito il giochino del più e del meno. Lo troverei un esercizio inutile mancando così tanto tempo alla fine del mercato, se non fosse che lo trovo anche abbastanza divertente; quindi che male c’è di tanto in tanto a giocare un poco? Il calcio è un passatempo, in fondo. Almeno per noi comuni mortali.

L’ex portiere e Maignan. La differenza c’è, sarebbe poco onesto negarlo. Chi è partito, pur portandosi appresso ancora qualche difettuccio che sparirà a mio parere nel giro di pochissimo tempo è fortissimo; noi milanisti lo sapevamo perfettamente da tempo, forse da sempre, a differenza di media e  avversari in malafede che lo hanno scoperto marziano soltanto dopo che ci ha piantati in asso (bravo, dicevano, ma gli preferivano Meret, Cragno e molti altri). Chi è arrivato, Maignan, è pur sempre il portiere campione di Francia, terzo della nazionale con buonissime possibilità di diventarne il primo a breve, accreditato di grandi doti fisico-atletiche e di piedi più che educati. Vedremo, speriamo, il mendace You Tube mette in mostra parate incredibili e spericolate avventure di piede fuori area  — che detto tra noi mi hanno messo più di  qualche brivido addosso. Ma al di là di tutto, per ora, specialmente dopo la dimostrazione di forza dimostrata all’Europeo dall’ex portiere finto milanista, il segno di questo cambio è senz’altro ‘meno’.

Mandzukic e Giroud. In questo caso non c’è bisogno di tanti giri di parole: un ottimo calciatore ancora in piena attività,  fresco campione d’Europa col suo club e campione del mondo con la sua nazionale, è sempre un grosso ‘più’ rispetto a un ex ottimo calciatore richiamato d’urgenza dalla pensione con la remota speranza  che possa dare una mano. Senza se e senza ma.

Diaz e Diaz.  Il ragazzo mi ha sempre suscitato sensazioni contraddittorie, dovrò vederlo all’opera ancora diverse volte prima di chiarirmi completamente le idee: da un lato lo adoro per tecnica e talento, che penso non possano essere messi in discussione. Dall’altro lato però, fisicamente, mi lascia moltissimi dubbi: i giocatori troppo nani, se non si chiamano Diego Armando Maradona, in linea di massima non mi piacciono. Non so, forse perché mi ricordano nelle movenze Giovinco e Rui Barros (soprannominato Muy Bassos dai tifosi gobbi dell’epoca), giocatori che detestavo, o forse perché, più banalmente, ho gusti diversi in fatto di attaccanti. Detto questo, Brahim disputerà al Milan minimo altri due anni, senza costi per il cartellino, con più certezze per lui e per la società. Dettagli non trascurabili come ambientamento, amalgama con i compagni e conoscenza dell’allenatore  non saranno più un freno, e il minutaggio aumenterà sensibilmente.  A proposito di Brahim, sta montando una specie di polemica social che mi sta facendo sganasciare: qualcuno si sta scandalizzando per la maglia numero dieci assegnata al giovane spagnolo, dopo che quel numero, dal 2012 fino alla scorsa stagione, è stato portato a spasso da fenomeni del calibro di Boateng, Honda e Calhanoglu. Niente, fa già ridere così, senza ulteriori commenti. Ma numero di maglia a parte, il Diaz di quest’anno sarà probabilmente più forte del Diaz di un anno fa, per cui questa operazione non può che condurre a un bel ‘più’.

Dalot e Ballo-Tourè. Voglio precisare che il portoghese non mi è affatto dispiaciuto durante la scorsa stagione: disciplinato, sia tatticamente sia dal punto di vista comportamentale, ogni volta che è stato impiegato ha svolto degnamente il suo dovere. Certo, qualche difficoltà in marcatura contro certi avversari l’abbiamo notata tutti e qualche insulto è volato, ma non ci sono sfuggite neppure diverse prestazioni abbondantemente sopra la sufficienza, specialmente in attacco, specialmente nella sua fascia preferita, quella destra. Ed è qui che volevo arrivare: Ballo-Tourè è più adatto di lui a sostituire Theo, essendo egli un vero terzino sinistro; è sicuramente meno forte del titolare (molto o poco si vedrà), ma  è comunque dotato di buon fisico e velocità (almeno così  si dice). Diverso è il discorso  per quanto riguarda la fascia destra, dove Dalot come riserva di Calabria sarebbe assai prezioso. Ma di lui parleremo spero più avanti, per il momento limitiamoci a Ballo-Tourè: visto e considerato che darà a Theo molte più possibilità di rifiatare rispetto alla scorsa stagione, siamo di fronte a un evidente ‘più’.

Tomori e Tomori. Anche per questa operazione valgono le stesse considerazioni fatte per Diaz, quelle legate ad ambientamento e quant’altro.  A ciò va aggiunto  che  lo avremo a disposizione da subito anziché negli ultimi quattro mesi soltanto — chissà perché, ma si tende erroneamente a dimenticare questo particolare. E’ un ‘più’ anche questo,  anche bello grosso.

Quattro ‘più’ e un ‘meno’. Altro che indeboliti.