Continua a non soffiare un refolo. A una decina di giorni dalla fine delle trattative e quattro dall’esordio in campionato il nostro calciomercato non sta dando segni di vita, dopo il buon inizio di riscatti e aggiustamenti necessari. La naturale conseguenza è un popolo rossonero in subbuglio: Paolo sta troppo in vacanza, Elliott avaro, siamo da metà classifica e così via. A leggere i social pare che a commentare siano soltanto studenti delle elementari, ma non è così: certe stronzate appartengono a ogni generazione, anche a quella dei pensionati. A nulla è valsa la chiarezza  della società circa le proprie strategie: non butteremo via un centesimo, investiremo sui giovani e qualche giocatore d’esperienza, resterà soltanto chi avrà veramente voglia di sposare il nostro progetto. Questo è stato detto sin dall’inizio. Nessun mistero, nessuna ambiguità. Paolo Maldini e compagnia fanno la spesa con la mamma a fianco che autorizza compiaciuta, oppure nega con lo sguardo corrucciato, questo è quanto. Può piacere o no come strategia, ma nessuno ha preso e prende per i fondelli nessuno. Che cosa cavolo ci si aspettava? Trascorrere un’intera estate, a mercato in corso, a piagnucolare o insultare dirigenza e proprietà, inseguendo media che s’inventano trattative per poi concludere con un ‘Milan beffato’ allorché tali inesistenti trattative non si concludono,  trovo sia da emeriti coglioni. Personalmente me la sono goduta questa estate da vicecampione d’Italia. Sarò strano io.

Sia chiaro, anche a me seccano queste difficoltà a eseguire operazioni più che necessarie. Se si vuole competere per restare fra le prime quattro, come minimo un esterno destro, un centrocampista di qualità e un trequartista vanno inseriti, in una rosa che per la verità andrebbe anche un pochino sfoltita. Inoltre sto friggendo pure io per il rinnovo di Kessiè che tarda ad arrivare (quello di Romagnoli scordiamocelo, il suo contratto scadrà e buonanotte). Ma comprendo le difficoltà, perché non ho il paraocchi e vedo che  tali difficoltà non le ha soltanto il Milan. E comunque sono certo che  il Milan qualcosa farà. Magari non prima dell’esordio contro la Samp, ma lo farà. Vedremo cosa, poi valuteremo.

Due parole su Locatelli e la sua juventinità. Si è scatenata una pioggia d’insulti sul ragazzo per le dichiarazioni d’amore pubblicate sui social nei confronti della gobba. A parte il fatto che, mi dicono, Locatelli è juventino dalla nascita, mi domando: che diavolo ha scritto di tanto diverso rispetto a qualche collega appena approdato in rossonero? Paragonare il suo caso con quello del secondo portiere del Paris Saint Germain è il più grande errore che si possa commettere: Locatelli non fu più considerato parte del progetto bensì una buona plusvalenza, e se ne andò dal Milan malvolentieri; l’ex portiere, invece, ha lasciato volutamente scadere il proprio contratto, generando un danno patrimoniale alla squadra che lo lanciò ancora diciassettenne.  A ogni modo bisogna partire dal presupposto che il tifo vissuto dalla gente comune è profondamente diverso dal tifo dei professionisti. Un tifoso comune ama una sola squadra per tutta la vita, un professionista ne può amare anche più di una, dipende dalle esperienze vissute in carriera: città, ambiente lavorativo, vittorie, sono fondamentali in questo senso. Ancelotti nasce interista, ma è anche romanista e milanista. Paolo Maldini nasce juventino nonostante il grande padre, poi diventa milanista. Beppe Bergomi nasce milanista, ma è impossibile pensare che ora non sia interista. Franco Baresi è ora indiscutibilmente milanista, ma il primo provino, nel quale fortunatamente fu scartato, decise di effettuarlo con l’Inter (chissà perché). Lasciamolo in pace, Locatelli: non è un rimpianto, è di fatto un nostro scarto; ed è un giocatore che, ancora oggi, da noi non giocherebbe titolare. Lo dico senza rancore o malizia.