Partita abbastanza tranquilla, giocata con estrema attenzione dai nostri per evitare di ripetere le stupidaggini delle ultime due esibizioni di campionato. Il Genoa, squadra modesta nel complesso,  ha provato di tanto in tanto ad alzare il ritmo mettendo il Milan sul chi vive, ma senza spaventarlo più di tanto. Nelle uniche due occasioni genoane ci ha pensato Maignan, con due incredibili prodezze, a cancellare le pochissime speranze che avrebbero potuto nutrire i liguri di riaprire la gara.

Non mi esalto più di tanto per la nostra prestazione. Come ho già detto per la modestia dell’avversario, ma anche perché non ho visto un Milan brillantissimo sul piano del gioco. Individualmente mi sono piaciuti Messias, il già citato Maignan, Kalulu — sia versione terzino sia versione centrale difensivo —, il solito Tonali. Ibra ha piazzato la solita prodezza balistica, però su azione si è divorato un paio di ghiotte occasioni. Pellegri ha mostrato molta buona volontà, ma francamente mi è sembrato un pesce fuor d’acqua. A tutti gli altri, avendo giocato abbastanza al risparmio, più di una sufficienza non potrei assegnare.

E’ evidente che i tre punti mi facciano comunque godere: l’Inter resta per il momento alle spalle, l’Atalanta rimane a meno quattro e, fattore ancora più importante, la quinta classificata piomba a meno dieci. Tuttavia questa partita mi ha provocato anche uno strano senso d’imbarazzo: battere Sheva e Tasso è troppo strano devo dire, rovina un pochino la festa. Anche l’infortunio di Kiaer al primo minuto mi ha rovinato un po’ la serata: nel momento in cui scrivo ignoro ancora l’esito degli esami; incrocio le dita, ma dal modo in cui è uscito non mi faccio grosse illusioni.

Un consiglio ai vari inviati che nel prosieguo della stagione intervisteranno Junior Messias: piantatela con la storia strappalacrime ormai risaputa del suo particolare curriculum vitae. Il ragazzo è un calciatore professionista, e sembra anche bravino: parlate di questo.