E’ stata quasi una passeggiata. Quasi perché per una decina di minuti la squadra, concedendo i soliti spazi sui cambi di gioco avversari, ha rischiato qualcosa, ma è finito tutto lì, in quello striminzito lasso di tempo. La Dinamo è stata oggettivamente schiantata e il risultato sarebbe potuto essere ancora più pesante. Ora ovviamente si stanno sprecando i ridimensionamenti nei confronti della formazione croata, ed è singolare che sia proprio parte dei cacciaviti a esprimersi in tal senso, ma ormai alla negatività cacciavite mi ci sono rassegnato. La Dinamo Zagabria non è un’invincibile armata, intendiamoci, probabilmente alla fine risulterà il fanalino di coda del girone, ma aveva comunque battuto il Chelsea fra le proprie mura domestiche, le stesse mura domestiche dove in Europa non perdeva da tempo immemore. Al di là di tutto, vincere 4 a 0 in una trasferta di Champions League, peraltro in una gara quasi da dentro o fuori, è sempre qualcosa di molto complicato. Il Milan è a un passo dalla qualificazione agli ottavi di Champions League, evento che non si verifica dal lontano 2014; in quella circostanza perdemmo entrambi i confronti contro l’Atletico Madrid (0 a 1 e 1 a 4), segnando un’unica rete con la minestra riscaldata Kakà. L’ultimo ostacolo sarà il Salisburgo, avversario ostico (squadra amatoriale qualora dovessimo batterlo, ovviamente). Giocheremo in casa, di fronte a un pubblico che da due anni è un autentico uomo in più:  non possiamo permetterci di fallire.

Quando si vince in questo modo significa che quasi tutti giocatori hanno fatto bene. Su tutti Bennacer e Tonali. Bravo anche il Tata. Leao si è acceso poche volte, ma in quelle poche è stato come sempre devastante e decisivo. Rebic nella sua versione pasticciona; forse ha sofferto l’ambiente quasi casalingo, o forse in fascia destra non si è sentito a suo agio. Proseguono purtroppo le grosse difficoltà d’inserimento di De Ketelaere.

Gabbia merita un discorso a parte. Ha segnato il primo gol, sbrogliato una situazione intricata sullo 0 a 0 ed è stato sempre puntuale e aggressivo negli interventi. Per lui sono particolarmente felice: in primo luogo, l’ho già detto e lo ripeto, perché per i prodotti del vivaio provo sempre un affetto particolare, in secondo luogo perché spesso leggo giudizi raccapriccianti nei suoi riguardi. Matteo non è Nesta — lo sa anche lui e non ha bisogno che qualche leone da tastiera glielo ricordi continuamente — però è un elemento importante, prezioso, innamorato della maglia e ben inserito nel gruppo. Merita considerazione e rispetto.

Pioli on fire, ovviamente.