In genere non amo trattare argomenti che riguardano la Juventus. Ho vissuto i primi anni di passione calcistica e milanista in un' epoca in cui la zebra faceva incetta di scudetti, mentre il Milan non riusciva ad ottenere nient'altro che  rarissime stagioni soddisfacenti. C'era una cosa in cui il Milan di quegli anni era maestro: impantanarsi in assurdi casini societari ai quali seguivano inevitabili tracolli sportivi. Quegli anni non sono stati due o tre, come accade ora, per fortuna soltanto a livello sportivo. Sto parlando di un lungo ventennio. Un ventennio in cui dovetti sopportare la spocchia bianconera, montagne di sfottò, l'arroganza di chi riteneva che il calcio e la Juve fossero la medesima cosa. Per me la Juve era il nemico, l'Inter la squadra che più frequentemente le faceva il solletico. E' normale che odiassi visceralmente la prima e vedessi più di buon occhio la seconda. Poi è arrivato Berlusca, successivamente Moratti, ed i miei rancori hanno cambiato indirizzo. Nonostante la poco simpatica Triade.

Anni fa mi sarebbe stato difficile, ma oggi posso scriverlo: onore alla Juventus. Quella di ieri ha l'aspetto di un'impresa. Il Real non sarà quello dei tempi migliori, ma è pur sempre una squadra zeppa di giocatori di talento che per di più giocava nella sua quasi inespugnabile tana. L' annichilirlo con un secco 2 a 0  firmato dal suo grande ma anziano capitano, con le prove maiuscole di gente come Molinaro, Sissoko e l'ex delusione Tiago, è qualcosa di straordinario, merita un lungo e doveroso applauso. Chapeau.

Poche righe, piene di complimenti che violentano me stesso, sono più che sufficienti. Non ho dimenticato gli anni delle umiliazioni e dell'arroganza, e neppure il fango in cui la dirigenza bianconera precedente a questa ci ha trascinato. Per queste cose ho una memoria d'elefante. Quindi basta, pensiamo a noi, a stasera.