Mi stendo sul divano, afflitto da una fastidiosa influenza ma fiducioso. Mi aspetto una gara grintosa, dobbiamo vincere a tutti i costi altrimenti i cugini salutano per il terzo anno consecutivo. Attendo il fischio d’inizio e i primi movimenti in campo per comprendere che aria tira.
Dopo cinque minuti mi sembra di respirare la solita aria viziata: giocatori svogliati in fase di non possesso, e in fase di possesso desiderosi di passarsela a tre metri l’uno dall’altro in zone innocue del campo. I giocatori del Palermo optano per una soluzione diversa: correre. Una scelta come un’altra, per carità, ma che noi non prendiamo più in considerazione dall’ alba dei tempi.
La partita continua, ma le cose non migliorano. Il Palermo dà l’impressione di dominare, poi, inaspettatamente, Pato si guadagna un rigore. Dinho piazza la palla sul dischetto. La mia morosa, che in genere durante le partite si fa i cazzi suoi, viene colta dalla grande idea di regalarmi una previsione: "Lo sbaglia".
Previsione azzeccata.
Mi concentro di nuovo sulla partita per non commettere uno sproposito. Ho una certa età, le chances di trovare un’altra morosa non sono poi così tante.
Termina il primo tempo. Dire che lo 0 a 0 ci è stato garantito da Abbiati non è un’eresia.
Inizio il secondo pregando che i siciliani siano spompati dal gran correre dei primi 45 minuti. La mia preghiera viene esaudita a cinque minuti dalla fine. Meglio che niente, ma siamo sotto di tre e ormai è troppo tardi.
Il Palermo ha vinto strameritatamente, lo so e di conseguenza non sono neppure troppo incazzato. Lo ero molto di più domenica scorsa dopo il pareggio di Torino.
Rimangono un sacco d’interrogativi, ai quali tenterò di rispondere domani. Stasera non ne ho voglia, e non a causa dell’ influenza.

Non ho visto nessun’ altra delle partite svoltesi oggi, poichè ho una vita (spesso esco, oggi ho scelto di farmi intontire dall’influenza). Qualcuno potrebbe obbiettare che non sarebbe stata una pessima idea evitare di assistere anche alla partita serale, ma vabbè…
Faccio alcune considerazioni basandomi sui freddi risultati e su ciò che ho letto e sentito qua e là, più per dovere che per voglia.
All’ Inter basta una buona mezz’ora per mantenere il passo, la Juve fa quaterna abbastanza agevolmente contro la Reggina, dal gruppo di testa si stanno allontanando lentamente – ma inesorabilmente – Udinese, Napoli, Lazio e Fiorentina. Insomma, la classifica sta assumendo i riconoscibili connotati del campionato italiano e della sua Storia, che narra di tre squadre che da oltre cent’anni si spartiscono più del  70% dei titoli in palio. Le stesse tre squadre che si contenderanno anche quello del 2008/2009, alla faccia di chi, fino a poche giornate fa, si compiaceva per l’ inusuale equilibrio del torneo in corso. Sempre che Palermo sia un episodio isolato, altrimenti il terzetto potrebbe perdere un elemento.

Fra queste tre squadre, quella in cui credo di più è l’ Inter (lo dico da inizio stagione), perchè è campione d’Italia, perchè ha sei punti di vantaggio sulle seconde e sembra obbiettivamente la più attrezzata e continua; poi, prima di noi, metto la Juve, non soltanto per scaramanzia. La Roma è uscita dalla crisi, ormai si può dire. Come abbia fatto, dopo una partenza così disastrosa in termini di gioco e risultati, rimane per me un mistero, ma tant’ è. Sono però convinto che per la Lupa sia impossibile una rimonta in chiave scudetto, il divario accumulato all’inizio è stato troppo elevato.