Non ho visto neppure una partita in questo week – end. Un record.  E’ il periodo dell’ anno in cui  mogli, fidanzate, amichette o comunque le vogliamo chiamare vengono pervase da quello che io definisco  "delirio da shopping". La mia non fa eccezione. Ogni tentativo, in verità neanche troppo convinto, di porre un freno a questo fenomeno, è praticamente inutile.

Trascorrendo l’ intero pomeriggio all’ interno di un centro commerciale, in mezzo ad un caos di proporzioni bibliche, circondato da zombies nevrotici vestiti a festa pieni di sportine ricolme d’ acquisti, mi perdo la vittoria contro il Catania. Di tanto in tanto, indugiando di fronte ai negozi d’ elettronica, riesco a tenermi aggiornato sbirciando i televisori sintonizzati su Sky.
"Ti vedo assente." dice lei.
"E ti credo." penso io.
Dalle estemporanee testimonianze televisive di cui parlavo, evinco che: come al solito facciamo una fatica d’ inferno; qualcosa rischiamo (un cliente dai modi assai discreti, quindi milanista o agente del SISMI, mi sussurra di un palo di Mascara); Sheva si mangia l’ impossibile.
Incrocio un conoscente nelle mie stesse condizioni ma più informato. Mi strizza l’ occhio e abbozza un labiale dal quale riesco a decifrare qualcosa come "Kakà". Stringo i pugni e attendo un inevitabile pareggio che per fortuna  non arriva.

Poi iniziano gli SMS: "Ladri!", "Datevi al basket o alla pallamano!"
Comprendo che è accaduto qualcosa. Chiedo spiegazioni, un cacciavite mi risponde: "Kala deve giocare ammanettato con le braccia dietro alla schiena."

Attendo di saperne di più.